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Tredicenne in bici investito a Modena: i familiari condannati a pagare

di Carlo Gregori
Tredicenne in bici investito a Modena: i familiari condannati a pagare

Ricorrono al tribunale per un risarcimento ma perdono. Il padre: «Prendo 1500 euro al mese, ce ne chiedono 6mila»

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MODENA. «Cercavo giustizia e mi sono trovato condannato a pagare una cifra enorme rispetto a quello che guadagno». Parla Luigi, il papà di un ragazzo che a 13 anni ha avuto il torto - secondo la legge - di attraversare la strada in bicicletta senza guardare adeguatamente. Un urto terribile, quello avvenuto alle 10,45 di una mattina di fine giugno del 2013, che ha provocato una frattura al cranio dell’adolescente, ancora oggi con una placca in testa. È il figlio di una famiglia di operai. E per questo, con tutte le spese sostenute, non si sono accontentati della proposta dell’assicurazione di controparte e hanno chiesto una verifica al tribunale civile. Ma la valutazione del caso è terminata con la loro condanna a pagare le spese processuali di tutti. Più i conti dei consulenti tecnici. «Pagherò, solo considerando il processo, 6mila euro - spiega Luigi preoccupato - dovrò aggiungere le spese del mio avvocato e consulente tecnico. Lo ammetto: non so come fare. Prendo uno stipendio di 1500 euro la mese. Solo di spese processuali sono quattro stipendi pieni, senza mai spendere un centesimo. Ma come si fa a chiamare giustizia? Nessun considera che l’incidente è capitato a un adolescente e non a un esperto del Codice della Strada?»

Il figlio allora tredicenne aveva finito la scuola e una mattina stava girando sulla pista ciclabile. In via Indipendenza ha attraversato «in corrispondenza del passaggio pedonale», come si legge nella relazione per il giudice. Proprio in quel momento, alla prima pedalata fuori dalla ciclabile, è arrivato da sinistra un autocarro che lo ha travolto. L’urto lo ha scagliato ad alcuni metri di distanza. Il ragazzo ha subito danni fisici e lesioni di notevole gravità, come si riconosce nella perizia. A rendere complicato il caso è l’urto che sarebbe avvenuto «in presenza di un passaggio pedonale». Ma non è questo l’aspetto che ha spinto il giudice a dichiarare che i genitori del ragazzo non hanno diritto ad alcun risarcimento: è stato l’ingresso immediato in strada dalla ciclabile, sopra o vicino le strisce, che ha impedito al guidatore dell’autocarro di notare e reagire frenando in tempo. Una «manovra di repentino attraversamento», come la definisce il giudice. Un manovra che viola il Codice della Strada (articolo 154). Per questo (e anche perché il giudice non ritiene verosimile che il ragazzo fosse sulle strisce) la sua famiglia non ha diritto ad alcun risarcimento. Il padre e la madre sono condannati a pagare 3mila euro di spese processuali e anche la perizia avversa.

«Ci siamo rivolti al tribunale civile perché chiedevamo al giudice di verificare se avessimo diritto a un risarcimento. Abbiamo sostenuto tante spese mediche per Luigi. È stato in coma tre giorni ed è stato operato alla testa. Oggi studia alle superiori ma porterà sempre i segni dell’incidente. Invece secondo il giudice non ci spetta niente perché un ragazzo attraversava troppo in fretta la strada. Quello che fa più male però è accollarci tutte queste spese sulle nostre spalle. Non possiamo permettercele se non facendo un prestito in banca con enormi sacrifici per ripagarle. A queste condizioni, come possiamo fare ricorso?»
 

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