Scuole Rodari di Finale. L’indice? Unitelo al pollice Meglio un fiore del mouse
Con “Giro Giga Tondo” lo psicoterapeuta entra nella scuola primaria Rodari di Finale“Si sporchino pure e tirino anche i sassi: la volta dopo faranno meglio”
FINALE. «Facciamoli sporcare, sudare, che corrano, saltino e si sbuccino pure le ginocchia, la volta dopo sapranno meglio cosa fare, che tirino un sasso o costruiscano con dei legnetti...», eccolo il consiglio dello psicoterapeuta Michele Vanzini, ospite della scuola materna “Gianni Rodari” di Finale.
Una locandina accattivante “Giro Giga Tondo: il gioco nell’era digitale” già di per sé intrigante, ma il venerdì sera, di solito, si trova altro da fare, o si è troppo stanchi per assistere ad un incontro alla scuola dell’infanzia. Eppure: complici le maestre, circa 80 genitori si sono ritrovati per chiacchierare con l’esperto. Niente di noioso: Vanzini lo dice subito che da padre non ha nulla da insegnare, ma che grazie al suo lavoro a contatto con bambini e ragazzi ha raccolto informazioni importanti, da condividere, da tentare di declinare e magari mettere in pratica.
Con un fare colloquiale che mette tutti a proprio agio e che facilita interventi e domande si riflette tutti insieme. Ci si trova all’interno di una rivoluzione che gli adulti fatichiamo a comprendere: quella delle nuove tecnologie alla portata di tutti, sempre più intelligenti, sempre più nuove, sempre più democratiche perché tutti oramai possiedono uno smartphone ed un tablet. Ma queste affascinanti novità i genitori le subiscono, fanno (diciamocelo sinceramente) fatica a comprenderle. Poi però entrano di prepotenza nella quotidianità, si riesce addirittura a starne al passo se davvero c’è la volontà di applicarsi. E i bambini? Loro sono incuriositi, ma le vivono con la semplicità e la normalità di chi le ha sempre avute lì, a portata di mano, con un’attitudine da esperto che stupisce. Si pensi soltanto a come strisciano le dite per sbloccare un i-pad o le allargano per ingrandire le foto che vengono loro sottoposte.
Un nuovo paradigma sociale che i grandi vivono spesso con sgomento, i piccoli con semplicità.
Ma nella vita, quella vera, nulla è semplice, né cosi facile, tantomeno ripetitivo, o disponibile.
Perché questo è quello che offrono i nuovi strumenti digitali: velocità perché immediati nell’uso e nelle applicazioni, poco sforzo fisico e fruibilità immediata. La fatica, quella per ottenere una cosa e lavorarci sodo, quella nell’imparare un movimento o nell’iniziare a creare nuove relazioni sociali con i coetanei nessuno sa più cos’è.
«Recuperiamo questo valore che a noi adulti è stato insegnato e inculcato, insegnamolo ai nostri figli, oppure diamo loro modo di scoprire da soli cosa sia la fatica - sprona Vanzini - Le nuove tecnologie destrutturano, non costruiscono, sono ripetitive mentre la vita intorno a noi è sempre in divenire e sempre diversa».
I rischi di tipo clinico ad un’esposizione elevata a computer, smatphone o tablet sono molti e lo psicoterapeuta li descrive bene riportando anche esempi di ragazzini che ha sta aiutando in terapia. Ma l’esperto non si sofferma troppo per non creare eccessiva preoccupazione tra insegnanti e genitori, il suo intento è costruire una nuova consapevolezza nell’era digitale. E quel sussulto anima gli adulti, che la fanno propria, che non la dimenticheranno facilmente: sarà un monito per ogni papà e mamme presenti e per coloro ai quali verranno riportate questi esempi... per fare rete: quella sociale, umana.
«Se vogliamo continuare a definirci animali sociali facciamo in modo che i bambini usino meno il dito indice per scorrere uno schermo e lo uniscano piuttosto al pollice per raccogliere un fiore», è l’ultimo suggerimento, forse il più importante, magari il più semplice ma di sicuro il più complesso da realizzare nella convulsa vita dei grandi. (fd)
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