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«Dopo il progetto Mutina un’altra grande mostra»

«Dopo il progetto Mutina un’altra grande mostra»

L’assessore Cavazza e il bilancio dell’iniziativa: «Sono state avviate relazioni e ora abbiamo un patrimonio. Il Foro Boario chiude per lavori, ci sarà l’Estense»

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Mutina Splendidissima: saranno d’accordo con Cicerone i modenesi? Perché uno dei problemi di Modena è, da sempre, anche il riconoscimento di quanto questa possa offrire sul piano culturale. Da qui lo sforzo di una mostra - quella appena conclusa al Foro Boario - che, al di là dei quindicimila ingressi, ha riportato la progettazione culturale al centro. Che sia piaciuta o no - questo è un altro discorso, ndr - Mutina ha avuto il merito di essere stata pensata, costruita e realizzata in piazza Grande. E oggi che questa avventura è arrivata a compimento, c’è da chiedersi cosa la politica penserà di fare su questo solco tracciato: «Continueremo - incalza l’assessore Gianpietro Cavazza - cavalcando quel rapporto dialettico tra istituzioni, scuole, artisti e associazioni che con questa esperienza ha davvero funzionato».

Soddisfatto anche dei numeri?

«Mutina è una mostra sulla quale si deve andare oltre i numeri. Se ci fermiamo qui e la consideriamo conclusa ci sbagliamo. Mutina è stato un progetto collettivo che ora è a disposizione della città: penso alle ricostruzioni storiche, all’analisi, alla ricerca, al materiale utilizzato. La mostra è stata un mezzo per arrivare ad un’insieme di relazioni che oggi è un patrimonio da mettere sempre in campo: se si interromperanno questi rapporti, non si crescerà».

Cosa vedremo nei prossimi mesi: un’altra autoproduzione, una mostra “blockbuster” o cos’altro?

«Modena aveva bisogno di fare sapere il suo valore mescolando messaggi diversi. Questo era il compito della politica, questo deve essere il compito della politica quando c’è da indicare la via in tema di cultura. Poi è giusto che la politica si fermi e non si confondano i due piani: il resto spetta ai professionisti del settore, agli operatori. L’assessore si deve fermare alla parte strategica, al budget pubblico se questo viene stabilito, ma scegliere il nome non è compito nostro».

Un nome lo avete già?

«No, ma ci sono almeno un paio di proposte che potranno emergere già nelle prossime settimane».

Non al Foro Boario, però, perchè chiuderà per lavori.

«Confermo, per qualche tempo non sarà disponibile. Verranno pronti, però, 1600 metri quadrati dell’ex ospedale Estense completamente restaurati nell’ambito di tutto il progetto del polo museale Sant’Agostino».

Modena continuerà ad avere anche lo spazio al Mata?

«Sappiamo bene, perchè lo abbiamo già detto, che quello spazio resterà fino a quando l’operazione sul Sant’Agostino non sarà ultimata».

Cosa chiederà a chi organizzerà la prossima mostra modenese?

«Che abbia un grande impatto sociale, come ogni progetto oggi deve avere, capace di toccare interessi diversi e un pubblico molto vasto, mescolando tradizione e innovazione».

Cosa la soddisfa di più in termini di investimenti culturali?

«La strategia che abbiamo messo in campo, investendo nelle quattro direzioni: a Sud l’ex Amcm, a Nord il progetto sulle periferie, a Est il Tecnopolo, a Ovest il Sant’Agostino. Progetti ad ampio respiro dove c’è spesso anche una partnership pubblico/privata che dimostra come oggi la cultura debba essere al centro di ogni scelta perchè genera lavoro e benessere. E contenitori che ospitano cultura sono i primi a generare sicurezza vera».

Davide Berti

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