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La sua testimonianza al processo Aemilia «Volevano sciogliere i miei figli nell’acido»

«Durante la mia detenzione nel carcere di Voghera - aveva raccontato al processo Aemilia come teste - c'era nella mia stessa sezione il detenuto Antonio Rocca ritenuto insieme a Francesco La Manna il...

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«Durante la mia detenzione nel carcere di Voghera - aveva raccontato al processo Aemilia come teste - c'era nella mia stessa sezione il detenuto Antonio Rocca ritenuto insieme a Francesco La Manna il referente della cosca per il Mantovano. Ogni giorno mi minacciava dicendomi che avrei dovuto iniziare a collaborare, perché lui non poteva farlo, altrimenti avrebbe sciolto nell'acido o dato da mangiare ai maiali, come si faceva giù, sia me che la mia famiglia». Da lì decise di collaborare con la giustizia. A Rocca Signifredi segnalava persone con aziende in crisi, alle quali rilevava le quote per poi metterle in liquidazione e acquisirne il patrimonio. Un giorno conosce Lamanna e Salvatore Muto - oggi pentitosi a sua volta - il quale «mentre chiacchieravamo del più e del meno mi puntò una pistola alla tempia».

Maria Teresa Pergolani difende da tempo Paolo Signifredi, imputato in diversi processi che attendono di passare in giudicato. «Non mi è dato sapere dove sia, visto il programma di protezione. So solo che sta male, che è stato incosciente per circa 24 ore dopo il suo pestaggio e che la situazione è altamente rischiosa ormai per lui». Le richieste del difensore di alzare la soglia di protezione per Signifredi erano già state diverse. Quando è stato aggredito, però, il 18 aprile scorso, si trovata in libertà, sprovvisto della misura degli arresti domiciliari perché in attesa delle sentenze nei vari processi che lo vedono imputato.

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