Lacrimogeni per sgomberare il presidio
La polizia “alleggerisce” i manifestanti SiCobas che bloccano la ceramica Opera e protestano contro un licenziamento
CAMPOSANTO. Si è conclusa con una trentina di denunciati e un lancio di lacrimogeni del reparto mobile della polizia, tra il grido “Vergogna” dei militanti presenti, l’ottava mobilitazione in sei mesi dei SiCobas davanti lo stabilimento ceramico Opera di via Ponte Bianco. Dove ieri alcuni membri del sindacato, accompagnati dai SiCobas di Parma e dal circolo Guernica di Modena, hanno nuovamente imposto il blocco dei tir a partire dalle 6 del mattino. Un picchetto che, a differenza di quello di venerdì, è terminato in modo tutt’altro che tranquillo. Non ci sono stati scontri fisici né feriti, ma durante il corso della mattinata la tensione era palpabile. Da un lato i SiCobas determinati a non smobilitare la loro protesta per ottenere giustizia per Adbellatif Harbi, l’operaio 48enne licenziato dall’azienda a dicembre dopo 15 anni di servizio; dall’altro i funzionari di polizia che, dopo aver tentato più volte di chiedere una smobilitazione del picchetto, hanno attivato i reparti antisommossa. Scontato l’epilogo: hanno fatto indietreggiare i militanti dal cancello d’entrata alla ditta, mentre i camion procedevano dentro il cortile. Usando tre lacrimogeni. Che sono stati lanciati nelle immediate vicinanze dei manifestanti che piano piano si sono allontanati dalla “zona calda”.
Se durante la protesta di venerdì si era solo paventata l’ipotesi di una smobilitazione del genere - che poi non si è verificata - ieri invece alcuni segnali la preannunciavano.
«Come al solito quando si è saputo che eravamo di nuovo qua è arrivata la Digos - spiega Enrico Semprini dei SiCobas Modena - ma si intuiva che parlavano di Celere. Ovviamente ci siamo chiesti: arriverà o non arriverà? Perché anche venerdì era nell’aria una smobilitazione simile dopo che non abbiamo accettato un tavolo in Prefettura in cambio dello sblocco del picchetto. È sembrata l’ennesima scusa per farci andar via ma poi, non volendo creare disordini, e dopo che sono stati chiesti i documenti a tutti (per cui è arrivata una ventina di denunce, ndr) ad un certo punto abbiamo ceduto. Come avevamo promesso, però, saremmo tornati e ancora più arrabbiati perché la situazione di Harbi non si sblocca. Noi chiediamo la sua riassunzione: non è possibile subire un licenziamento perché è un nostro iscritto e ha portato altre 17 persone ad aderire al sindacato».
Un’insistenza dei SiCobas nel mettere in atto continui picchetti davanti all’Opera data non solo dal licenziamento di Adbellatif Harbi bensì dall’aggravarsi della sua situazione: il 48enne con madre, moglie e cinque figli a carico sprovvisto di una busta paga è ora sotto sfratto. Non solo, perché come ha puntualizzato Semprini “la sua dignità ha un valore e non un prezzo: l’azienda gli ha anche offerto una cospicua somma di denaro per mettere a tacere la questione ma lui non ha accettato”.
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