«Panocia, uomo buono Avrebbe dato la vita per l’amico Luciano»
Commossi gli amici modenesi nel ricordare Franco Casarini Nicoletta Mantovani: «Era uno di famiglia». Oggi i funerali
Ci sarà tutto il mondo del Belcanto lirico quest’oggi alle 15 nella chiesa di San Francesco a Correggio alle esequie di uno degli amici più importanti di Big Luciano, Franco Casarini da tutti conosciuto come “Panocia”.
Ci saranno gli altri “Amici della Briscola” di Pavarotti, come Ghelfi “al colonél” e Giulio Bonacini detto il “Bòla”, ci sarà naturalmente anche la moglie del grande tenore modenese.
«È un momento veramente difficile - spiega una emozionatissima Nicoletta Mantovani al telefono - perché con la scomparsa di Franco resta un grande vuoto. L’unica cosa che mi consola è che ora lui e Luciano sono insieme in cielo a giocare a carte e a cantare. Panocia e mio marito erano veramente grandi amici, lui condivideva ogni cosa e ogni momento con Luciano. È venuto a casa anche quando Pavarotti stava male, come ha sempre fatto: mi manca già moltissimo, Franco».
Casarini è stato vicino a Pavarotti per tutta la vita: si conobbero da ragazzi e non si lasciarono mai più, tanto che gli “Amici della briscola” di cui Panocia faceva parte hanno una marea di aneddoti da raccontare. Se Giulio “Bòla” Bonacini si limita a dire che «Ci vedevamo sempre e con Franco tutti gli anni, sull’inventore del “Pavarotti d’oro” ha molti ricordi “Al Colònel”.
«Lo ricordo con tanto affetto e simpatia - spiega Ghelfi - e non posso trattenere le lacrime per quest’uomo con cui abbiamo condiviso tante gioie e dolori. Panocia ha scritto anche la sua autobiografia con foto di tanti personaggi e ha inciso un dvd intitolato ‘Io Panocia, le canzoni del nonno’, era molto ironico e generoso. Franco conobbe Pavarotti a fine anni ’50 perché suo papà era mugnaio e il padre di Pavarotti era fornaio. Nonostante Pavarotti avesse una cucina con centinaia dei migliori vini del mondo alle nostre cene si beveva solo il lambrusco di San Martino in Rio: Casarini ne portava centinaia di bottiglie. E poi ridevamo molto quando Franco raccontava come aveva conosciuto Luciano».
L’aneddoto lo ha raccontato lo stesso Panocia un paio di anni fa in una trasmissione Rai con Massimo Giletti e Zucchero. «Andai in bicicletta - spiega in quella occasione Panocia - da Correggio all’Arena di Verona per vedere un’opera. E lì lo conobbi, io che facevo il garzone in una cartoleria. Siamo sempre rimasti amici e ricordo che una volta mi chiamò Luciano da New York, di notte, spiegandomi che aveva voglia di tagliatelle. Gli portammo un mattarello in America, di quelli per tirare la pasta a mano».
Sarebbero mille gli aneddoti legati a Franco Casarini e agli altri amici - se ne trovano tantissimi nel volume “Vincerò” di Artestampa - come ricorda anche l’ex assistente di Big Luciano, Edwin “Tino” Tinoco: «Ho dei bellissimi ricordi di lui - spiega dalla Polonia - che venne anche a Lima in Perù che volle visitare insieme a mia sorella. All’inizio quando lui e il maestro parlavano in dialetto non li capivo, ma poi ho imparato a comprendere gli amici del Briscola team. L’ho visto una settimana fa, era lucido, abbiamo parlato un paio d’ore e lui faceva molti programmi per il futuro».
Un altro che ha conosciuto benissimo Pavarotti è Cesare Clò, il patron del ristorante preferito “Europa 92”: “Panocia avrebbe dato la vita per Luciano, erano veramente amici fin da quando Franco andò a Verona in bicicletta per conoscerlo in un’opera. Casarini aveva lavorato anche in Australia e ricordo quando mi disse che era tornato da quella famiglia che l’aveva ospitato insieme a Lucianone. Si è anche occupato delle spese di Pavarotti e devo dire che sembravano soldi suoi, ma quanta paura: Luciano faceva fatica a salire sul palco e Panocia ascoltava dietro in camerino».
Casarini l’ha conosciuto bene anche Leone Magiera, lo storico pianista di Big Luciano: «Eravamo amici perché negli ultimi dieci anni lui c’era sempre ed era affezionato a Luciano in modo viscerale. Di carattere era molto espansivo e simpatico, gran raccontatore di barzellette. Se ne va un pezzo di una grande storia d’arte e amicizia».
Stefano Luppi
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