Unimore da record arrivano 67 assunzioni
Aumento degli iscritti e dei corsi, servono docenti e personale per le lezioni Entro l’anno in organico 15 professori ordinari, 24 associati e 28 ricercatori
Forse è il più grande rafforzamento di sempre, di certo è il più importante del mandato di Andrisano. Perché in un periodo in cui la parola “turnover” è associata a numeri spesso imbarazzanti, l’Università di Modena e Reggio Emilia risponde nella maniera migliore al boom di immatricolazioni degli ultimi anni: entro il 2018, l’Ateneo modenese potenzierà il suo organico docente e ricercatore con 67 nuovi ruoli, che andranno così a rafforzare le esigenze didattiche e di ricerca in ambiti di sviluppo ritenuti strategici. Lo sguardo è rivolto soprattutto al nuovo progetto di sbarco di Ingegneria informatica a Mantova, al settore biomedicale, alla meccatronica, all’automotive, al progetto delle “digital humanities”, all’industria 4.0, alle specialità mediche rafforzate dal progetto di fusione degli ospedali Policlinico e Baggiovara. «Siamo in una vera fase di emergenza - conferma il rettore Angelo Oreste Andrisano - perché il blocco delle assunzioni e sostituzioni di docenti che vanno in pensione, in questi anni, ha penalizzato fortemente Atenei come il nostro, che hanno conosciuto anni di costante incremento nel numero di iscritti. Inoltre, i rigidi paramenti stabiliti dal ministero riguardo i requisiti chiesti per l’attivazione e l’accreditamento dei corsi di laurea ci impongono di mettere mano al personale docente». Secondo il rettore Unimore, dunque, «l’obiettivo è quello di accompagnare la nostra crescita senza perdere in qualità e raccogliere la sfida di una società e una economia che chiedono all’Università di essere sempre più fattore di innovazione ed elemento di stimolo scientifico e culturale, oltre che umano. Particolare attenzione - conclude il rettore Andrisano - è stata posta alla valorizzazione delle nuove tecnologie nella formazione in esperti in digital humanities e in esperti nella gestione delle crisi in ambito idrogeologico». Tornando ai numeri, i nuovi ruoli, 12 dei quali (5 ordinari e 7 associati) sono riservati agli avanzamenti interni di carriera, riguardano nel complesso la chiamata di 15 professori ordinari, 24 associati e 28 ricercatori: ben 12 di questi ruoli saranno appannaggio dei tre dipartimenti considerati l’eccellenza di Unimore, ovvero Scienze Biomediche, metaboliche e neuroscienze, Scienze mediche e chirurgiche materno-infantili e dell’adulto, Studi linguistici e culturali. Per quanto riguarda la sede di Reggio Emilia, potrà contare sulla creazione di 2 nuovi posti per professori ordinari, 4 per gli associati e 5 per i nuovi ricercatori. «L’immissione di queste nuove forze - spiega il delegato del rettore per la Didattica Marco Sola - dà un rilevante contributo alla didattica dell’Ateneo, legato certamente alla qualificazione dei docenti, ma anche alla capacità di Unimore di soddisfare gli aumentati requisiti ministeriali di docenza legati all’incremento dei corsi di studio offerti e alla numerosità degli studenti. L’Ateneo - incalza il professor Sola - può così consolidare la sua lunga fase espansiva e proiettarsi verso nuove mete: in questo modo, Unimore dà il proprio contributo alla risoluzione di uno dei principali problemi del Paese, costituto dallo scarso accesso dei giovani alla formazione universitaria. Il numero dei laureati italiani è infatti tra i più bassi dell’area Ocse e determina un ritardo nell’innovazione dei vari settori produttivi e dei servizi. E’ l’innovazione - conclude Sola - il fattore determinante per creare lavoro e sviluppo. Auspichiamo quindi che la politica colga finalmente la centralità di questo punto e si decida a premiare gli Atenei che crescono garantendo la qualità della ricerca e della formazione».
Luca Gardinale
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