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Bonifico dall’Australia per errore: modenese si tiene i soldi

di Carlo Gregori
Bonifico dall’Australia per errore: modenese si tiene i soldi

Inviati per un disguido 12mila euro all’home banking di una ditta di Baggiovara che era un ex cliente dell’azienda. Somma mai restituita: il modenese a processo

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MODENA. Non capita a tutti di ricevere per errore dall'Australia un bonifico da quasi 12mila euro. Soprattutto, non capita spesso a una ditta che vantava un credito di 4.600 euro da quell'azienda dall'altra parte del mondo e che non aveva più contatti da molti anni. Ma è successo che quei soldi sono piovuti sul conto di una azienda di Baggiovara in crisi e non sono più stati restituiti. E ora la azienda australiana che ha fatto il bonifico sbagliato ha trascinato davanti al giudice la ditta beneficiaria con l'accusa di appropriazione indebita. E in occasione del Cersaie sarà la vicepresidente a testimoniare davanti al giudice

La vicenda è unica nel suo genere. Nell'ottobre 2013 la ditta di Baggiovara navigava in cattive acque a causa della crisi. Si trattava di una azienda che aveva un buon giro di affari anche di esportazione. Improvvisamente un pomeriggio arriva sul conto corrente un bonifico dall'Australia su un indirizzo Iban di home banking: 11.137 euro.

Il versamento era stato fatto senza motivo. Lo sapeva bene anche la ditta australiana, una delle più importanti nel settore del commercio di ceramica e piastrelle. Tanto è vero che la segretaria dell'amministrazione chiamò dal Queensland direttamente alla ditta di Modena per segnalare l'errore.

Da quanto è stato poi ricostruito, è successo che il bonifico doveva essere fatto a una azienda che iniziava per “A”. Ma l'elenco delle aziende in contatto commerciale era stato resettato e il computer aveva spedito alla prima che aveva trovato in elenco. Era proprio la ditta di Baggiovara.

Una ditta con la quale il salone commerciale australiano aveva concluso un importante affare una decina di anni prima ma che si era chiuso con un contenzioso su un mancato pagamento di 4.600 euro.

Da allora non si erano più sentite. E quel debito mai pagato era rimasto in sospeso. Insomma, era la ditta sbagliata alla quale mandare soldi.

Dall'altra parte, l'azienda di Baggiovara, appena ha notato il bonifico, ha ricevuto la chiamata da Oltreoceano con mille scuse chiedendo di stornarlo ma si è ben guardata dal farlo.

La ditta modenese, difesa dall'avvocato Maria Cecilia Ferraresi, sostiene infatti di aver trattenuto il debito che vantava da anni. La ditta australiana, parte civile al processo e assistita dall'avvocato Giacomo Tognetti (nominato dall'Australia con una speciale procura notarile), sostiene che non è così, che il debito era stato saldato e che la somma doveva essere restituita in tutto, mentre la controparte si rifiutava di rispondere a mail e telefonate.

La Procura ha invece chiesto per due volte l'archiviazione del caso sostenendo che si trattava di un semplice inadempimento civilistico, mentre invece il giudice delle udienze preliminari per ben due volte ha bocciato la richiesta obbligando una volta a continuare le indagini e la seconda ordinando di presentare un'imputazione coatta della ditta di Baggiovara: in sostanza il giudice ha costretto la Procura a portare la ditta di Formigine davanti al giudice.

Ieri, alla seconda udienza del processo, il giudice ha stabilito che alla fine di settembre, in concomitanza con il Cersaie di Bologna (al quale la ditta australiana di solito partecipa), venga a testimoniare la vicepresidente della società australiana.

In alternativa, l’ipotesi scartata dal giudice: avviare una lunga e impegnativa rogatoria con la magistratura australiana.


 

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