Procura antimafia: il pentito andava tutelato
Processo Aemilia. Dopo l’agguato al testimone Paolo Signifredi interviene Federico De Raho
Lo hanno colpito al volto e al corpo, a quanto pare a mani nude. Colpi assestati con perizia, da picchiatori esperti visto l’esito sul corpo di Paolo Signifredi, pentito chiave nei processi contro la ’ndrangheta al nord, che il 18 aprile ha riportato la frattura del naso, della mandibola e delle costole. Un massacro su cui vige il massimo riserbo, essendo considerato un agguato in stile mafioso, che ha portato al grave ferimento di Signifredi appena fuori dalla casa che gli era stata assegnata dallo Stato, in una località protetta del Centro Italia, mentre era senza scorta. L’ennesima casa, cambiata peraltro da poco tempo per precauzione, alla quale sono però risaliti tre uomini che hanno trovato quel “fantasma” coperto da identità segreta (che gli verrà presumibilmente ricambiata), e lo hanno pestato a sangue, lasciandolo in vita ma con un avvertimento ferale: «Rettifica quello che hai detto altrimenti torniamo e sono guai». L’inchiesta sull’agguato è sostanzialmente già aperta d’ufficio, ed è di competenza della procura della località segreta, ma con invio degli atti su richiesta anche delle procure dove Signifredi è imputato, come Brescia, per l’inchiesta Pesci sugli affari del clan Grande Aracri nel Mantovano. Certo è che le procure antimafia, con il coordinamento di quella nazionale, stanno cercando gli autori del pestaggio e soprattutto i mandanti, essendo il pestaggio di Signifredi un probabile segnale per i processi di mafia in corso, come Aemilia, che ne conta tre. Ma si dovrà capire come mai fosse solo e indifeso. Dettagli che si aggiungono alla prima rivelazione della notizia sull’agguato, avvenuta in aula a Reggio Emilia durante un processo, quello su una maxi frode dell’acciaio da 130 milioni di euro. Signifredi è imputato ma non si presenta con la scorta come era solito fare perché ferito gravemente. Un fatto che sta squassando i già fragili equilibri nei processi contro la ’ndrangheta al nord, Aemilia in primis, nei quali Signifredi è stato prezioso testimone. Proprio nell’aula bunker di Aemilia verrà ora spostato il processo sull’acciaio, potendo così sentire Signifredi in videocollegamento, avendo già fatto sapere che farà nuove dichiarazioni spontanee dopo il pestaggio, avvenuto pochi giorni dopo la sua deposizione al processo reggiano in cui è imputato anche Massimo Ciancimino. «È molto grave si sia verificato un episodio di questo tipo, lo Stato ha il dovere di garantire la sicurezza a chi collabora. Bisognerà comprendere come ciò sia avvenuto» ha detto ieri Federico De Raho, procuratore nazionale antimafia commentando il pestaggio di Signifredi. Un uomo prezioso per la cosca Grande Aracri, che ne ha sfruttato le origini al nord, i contatti con le banche, le credenziali di commercialista (sedicente) che lo hanno fatto diventare il consulente finanziario del clan cutrese in Emilia.
Enrico Lorenzo Tidona
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