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Carani, c’è una speranza Pistoni: «I soldi ci sono»

di Alfonso Scibona
Carani, c’è una speranza Pistoni: «I soldi ci sono»

Il cronico abbandono del teatro alla svolta. Il Comune mette in agenda l’acquisto «L’anno prossimo potremmo investirci la somma che arriva dalla Fondazione»

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«Il teatro Carani? Ne parliamo, ne parliamo e, dal prossimo anno, è possibile anche una accelerata decisiva». Sono parole influenti, del sindaco Claudio Pistoni, quando gli viene posta la fatidica domanda sulla riapertura del teatro cittadino. «Non abbiamo mai smesso di dialogare su questo tema – continua – che è molto caro ai sassolesi, sia per la fruizione che dal punto di vista sentimentale. E voglio sgomberare anche il campo da certe illazioni, secondo le quali alla proprietà abbiamo offerto solo delle “ciofeche”, degli immobili inservibili. Abbiamo parlato anche di immobili ma a completamento della somma di una perizia che arrivava intorno ai 2 milioni di euro per la struttura». A proposito di immobili “inservibili” c'è da registrare che uno di questi è appena stato assegnato (o quasi) nell'asta che si sta per concludere e vedrà il risanamento di una zona, via Pia, anche nella parte terminale verso nord. Tornando al teatro il sindaco accenna anche il motivo per cui se ne parlerà con maggior approfondimento dall'anno prossimo. Nulla di elettorale, come si potrebbe facilmente pensare, ma solo una disponibilità maggiore di entrate “pescando” dai finanziamenti della Fondazione. «Il motivo per cui si potrebbe accelerare l'iter di acquisto – conferma Pistoni – è quello riguardante i fondi necessari perché la struttura diventi comunale. Parlo di una somma che arriva da parte della Fondazione che quest’anno abbiamo destinato alla piazza e che l’anno prossimo potrebbe essere “dedicata” a questo progetto. La somma potrebbe essere integrata con qualche immobile oppure diluita in diversi anni, se ci fossero altre urgenze. La proprietà, che in questo periodo, stante l’inagibilità sta pagando tasse ridotte del 50%, sono convinto che si metterà a sedere e discutere sulla fattibilità dell’offerta».

Per il Comune, al di là di facili prese di posizione che sono arrivate da ogni parte, negli ultimi 3-4 anni, il problema maggiore, rimane quello della messa a norma, operazione che richiede, ad una stima di oggi, tra il milione ed il milione e mezzo. «Dopo l'acquisto – aggiunge il sindaco – si dovrà mettere a norma la struttura affinché la commissione provinciale pubblici spettacoli possa dare il nulla osta all’apertura. Operazione onerosa, a dir poco. Rifare l’impianto elettrico, sostituire la caldaia (che ha alcuni decenni di vita) e intervenire sull’antisismica, potrebbe significare alla fine un esborso fino ad un milione e mezzo. Ma su questo, pur essendo una cifra veramente alta, il Comune potrebbe lavorare anche bussando alla porta della Regione e degli industriali del territorio, con una serie di benefit che li convinca a partecipare alla spesa».



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