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La mannaia dei giudici su Luigi Ralenti

La mannaia dei giudici su Luigi Ralenti

Serramazzoni. L’ex sindaco si è avvalso della prescrizione: «Strinse un patto collusivo con Baglio»

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Pur non potendolo condannare, data l’intervenuta prescrizione, né per abuso d’ufficio (per non essersi astenuto nel gennaio 2011 sulla variante disposta per rendere artigianali i terreni di Berzigala su cui aveva interessi) né per corruzione (per aver ricevuto in cambio degli appalti alla Unione Group della famiglia Baglio un “bonus” di 80mila euro per un appartamento che doveva essere costruito a Monte Salino di Montagnana), i giudici “inchiodano” più volte l’ex sindaco Luigi Ralenti. Innanzitutto dicono che «il rapporto tra Ralenti e Rocco Antonio Baglio si mostra ben saldo a fine 2007-inizi 2008, quando è proprio Ralenti a introdurre il Baglio nell’affare su Monte Salino». Un “bonus” quello dei famosi 80mila euro (la fideiussione omnibus) che per la Corte «era oggettivamente idoneo a vincolare il Ralenti al rispetto di eventuali controprestazioni occulte. Ed, anzi, collegava marcatamente gli interessi di Ralenti alle condizioni finanziarie e, quindi, agli interessi economici della Unione Group».

«In altri termini - scrivono i giudici - la fideiussione omnibus, invece che operare quale caparra, occultava uno sconto di prezzo». Il che determinava «un articolato ed intrecciato vincolo tra gli interessi della società e quelli del sindaco. Sindaco che, nel favorire gli interessi della società, non solo rispettava il patto illecito con la stessa, ma evitava il rischio, peraltro non concreto, che difficoltà finanziarie della Unione Group determinassero il presupposto per la sua escussione quale garante».

In modo ancora più esplicito, per i giudici «risulta idoneamente provato che tra Ralenti e Baglio era effettivamente stato concluso un patto collusivo, dai contorni inizialmente più o meno determinati e poi formalizzatosi nell’accordo del 12 marzo 2008, con cui il secondo prometteva al primo utilità in cambio di una serie di favori nell’esercizio dell’attività amministrativa». Ecco perché gli appalti guidati, a conferma «di una specifica vicinanza affaristica» della famiglia Baglio con Ralenti. «Era stato il sindaco - continua il Collegio - a segnalare la Restauro e Costruzioni (ditta che poi avrebbe subappaltato alla Unione Group, ndr) per i lavori allo stadio, ripetendo poi la segnalazione per quelli al polo scolastico. Per i lavori alla scuola di Selva, la segnalazione aveva riguardato direttamente la Unione Group, in quanto la dimensione degli stessi consentiva l’accesso anche ad una ditta di ridotte dimensioni e limitatissime referenze quale era la predetta società». Nell’affare Barzigala, poi, il biasimo dei giudici nei confronti del sindaco immobiliarista diventa netto quando riconoscono (ricordando in questo anche le critiche dei consiglieri di opposizione) che la variante per rendere artigianali i terreni «non rispondeva ad alcuna esigenza reale, ma soltanto ad intenti lucrativi del sindaco». (dm)

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