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Massacrata da squilibrato: «Sono sola, mi serve aiuto»

di Carlo Gregori
Massacrata da squilibrato: «Sono sola, mi serve aiuto»

Appello al Comune e allo Stato della 44enne pestata quasi a morte in via Graziani da un uomo che evitava: «Dopo un mese di ospedale sono rimasta senza lavoro»

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«Mi rivolgo al Comune e anche allo Stato. Faccio un appello pubblico perché ho bisogno di aiuto. Se mi trovo in questa situazione non è certo per mia volontà. Sono stata vittima di un uomo che ha gravi problemi e che conoscevo appena, che ho evitato e che alla fine ha cercato di uccidermi di botte. Avevo un lavoro da badante, seguivo un modenese anziano, e ho perso tutto. Avevo una casa e ho dovuto andarmene perché non pagavo l'affitto ero in ospedale. Aiutatemi».

Parla Anna (nome di fantasia), la 44enne modenese massacrata di botte in faccia da un 40enne italiano che le ha teso un agguato mentre tornava a casa dopo una serata con amici. L'ha “punita” per non aver risposto ai suoi sms. È successo un mese fa in via Graziani, vicino al ponte della Crocetta. Da allora la vita di Anna è stata tutta in salita. Mentre parla, fa fatica a deglutire. Il suo volto è stato sottoposto a interventi maxillofacciali ma non è ancora guarita dal pestaggio furioso per il quale l'aggressore è ora agli arresti per tentato omicidio e lesioni gravissime.

«Mi sento lasciata sola. Soprattutto sono senza un lavoro. Sono un'assistente, una badante insomma, e avevo avuto un incarico solo due giorni prima dell'aggressione. Ho dovuto rinunciare a tutto».

Chi era l'uomo che l'ha aggredita?

«Una persona che ha alle spalle dei precedenti per aggressioni violente e che è in cura al Centro di salute mentale. Una persona pericolosa. Uno uomo incapace di controllarsi e purtroppo senza controlli da parte delle autorità e delle forze dell'ordine. Una persona del genere lasciata a se stessa. Si è visto cosa succede».

Ha paura?

«Certo. Ha fatto sapere che appena uscirà dal carcere mi verrà a cercare e mi ucciderà».

Ma era davvero suo amico?

«Voglio essere chiara su questo punto. Non era mia amico. Avevamo avuto un solo contatto una sera tramite amici comuni. Sapevo a malapena il suo nome. Dopo quella sera mi ha scritto tanti messaggi, ma non gli ho mai risposto. Non mi piaceva, mi faceva paura. Non volevo aver niente a che fare con lui. La mai mancanza di risposte è stata quella che lo ha fatto reagire in quel modo».

Come è possibile che le abbia teso un agguato di notte?

«Me lo chiedo anch'io. Conosceva sia i tempi che i percorsi che faccio in bici. Tornavo da una serata con un'amica quando all'angolo di via Graziani me lo trovo improvvisamente di fronte».

Se la sente di raccontarci cosa è successo?

«Piove e pedalo in bici quando lo trovo davanti a me a poca distanza da casa mia. Mi aspettava. Stavo parlando al telefono con la mia amica quando lo vedo avvicinarsi dal buio e sferrarmi un pugno in faccia. Fortissimo. Sono rimasta quasi svenuta e sono caduta a terra dalla bici. Da quel momento ha continuato a riempirmi di calci in faccia. Ho pensato che mi avrebbe ucciso. Ho capito che non si voleva fermare. Poi sono svenuta . Solo quando sono diventata immobile, si è fermato, ha guardato e se ne è andato. Mi ha lasciata con volto tumefatto, perdevo sangue».

E dopo?

«Sono rimasta in ospedale 25 giorni. Tanti interventi e tante cure, ma non sono ancora guarita Ho bisogno di tornare al più presto a una vita normale. Per questo rivolgo il mio appello al sindaco Giancarlo Muzzarelli e al Comune e anche allo Stato. Aiutatemi».

Mi tolga una curiosità. Come ha fatto a capire che era pericoloso, quando lo ha conosciuto?

«Dai suoi occhi. Aveva lo sguardo di uno che non era in sé».

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