Riemergono i libri per studiare il fascismo
Al liceo Muratori San Carlo una ricerca storica e una mostra permettono di analizzare il periodo
Conoscere per non dimenticare e per evitare si ripetano certi abomini come la dittatura della prima metà del ‘900, coinvolgendo i giovani studenti modenesi in un percorso che possa creare non solo conoscenza ma anche senso critico e spirito di osservazione di fronte ai problemi.
Nel corso della settimana degli archivi il liceo Muratori - San Carlo di piazza della Cittadella e l’Archivio comunale di palazzo dei Musei ha messo insieme una iniziativa comune “Romanità e fascismo” che attraverso una mostra e una ricerca permette di analizzare gli anni mussoliniani.
La parte più interessante è quella relativa a una serie di volumi realizzati negli anni ’20 del secolo scorso, come spiega la prof del Muratori Silvia Macchioro.
«Il patrimonio librario del Muratori-San Carlo comprende diverse migliaia di volumi, oltre alla biblioteca aperta al pubblico e al fondo antico ci sono materiali che meriterebbero di cura e classificazione adeguata. Sono libri editi durante il fascismo, sono una documentazione di prima mano e dunque storicamente interessanti.
Per questo, nell’anno europeo del patrimonio culturale, abbiamo deciso a scuola di assegnare a ogni alunno della IV dell’anno scorso un libro dell’epoca da esaminare e da recensire.
In questo modo i ragazzi possono comprendere certe aberrazioni». Macchioro, in collaborazione con la responsabile dell’archivio comunale Franca Baldelli, ha quindi dato vita alle iniziative. Alla mostra di palazzo dei Musei si possono vedere i volumi “disseppelliti” dalla biblioteca del Muratori San Carlo, con le recensioni che ogni ragazzo ha realizzato dopo avere meditato sui contenuti veicolati dal fascismo.
Tra i volumi c’è “Caratteri fisici e naturali della razza italiana” dell'antropologo Giovanni Marro, recensito da Francesco Agliata oppure “Roma antica sul mare” scritto nel 1926 dal duce stesso di cui si è occupato Giovanni Franco.
Ma ci sono anche volumi legati all’arte e alla cultura come “I fori imperiali” di Roberto Paribeni o “Mostra della rivoluzione fascista” del 1932. Martina Montanari, per fare un altro esempio, si è invece occupata di “Fasci giovanili di combattimento” scritto da Achille Starace, segretario del partito fascista. Prima della presentazione dei volumi c’è una parte storica, dedicata ai simboli della dittatura, al culto della personalità, ai modelli dell’antica Roma, all’imperialismo, alla razza, all’archeologia e appunto all’editoria di regime.
Stefano Luppi
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