«Fondazione, tante leggende»
Giuseppe Schena, presidente uscente della Fondazione Crc, entro lunedì dovrà decidere se interrompere la sua esperienza a Palazzo Brusati Bonasi, o presentare una lista per sfidare Corrado Faglioni...
Giuseppe Schena, presidente uscente della Fondazione Crc, entro lunedì dovrà decidere se interrompere la sua esperienza a Palazzo Brusati Bonasi, o presentare una lista per sfidare Corrado Faglioni che conterebbe finora 12 voti su 19 nel consiglio d’indirizzo, organo chiamato a pronunciarsi il 29 maggio.
Presidente, tra le critiche che le vengono mosse c’è l’operazione del concambio del 7,5% di azioni Aimag con azioni Hera. C’è chi sostiene che lo stesse facendo alla luce di un potenziale incarico in Hera.
«La questione Aimag ha ribadito la mia volontà di rispettare la centralità del consiglio d’indirizzo nell’assunzione di decisioni strategiche. Non ho mai visto il caso come un referendum contro il presidente. Se qualcuno ha pensato che lo facessi in cambio di un posto in Hera, questa si chiama diffamazione. Mai ho inteso coltivare interessi personali che mi distraessero dalle scelte nel mio mandato. Tra l’altro, con una partecipazione così contenuta in Hera, non esisteva nemmeno l’eventualità di un posto nel cda. Incarico, tra l’altro che non credo sia compatibile con il mio».
L’altra accusa riguarda l’investimento nel fondo Atlante: secondo i suoi oppositori 10 milioni sono stati “bruciati”.
«Anche in questo caso il consiglio d’indirizzo, con una scelta collegiale, è stato il punto di riferimento. Faglioni e io abbiamo una visione diversa: lui sostiene che eravamo già molto esposti con il sistema bancario e pertanto il fondo Atlante sia stato un azzardo. Io, invece, dico che proprio perché eravamo esposti l’adesione ad Atlante andasse fatta. Come hanno pensato 25 delle fondazioni italiane e gli istituti di credito: è stato uno strumento che ha limitato i danni. Poi, particolare non da poco: i milioni sono 8 e non 10. Con il credito d’imposta riconosciuto dalla legge finanziaria 2018 le fondazioni avranno un beneficio pari al 65% delle erogazioni nel welfare. Ciò consentirà nei prossimi tre anni di recuperare buona parte degli 8 milioni. Faglioni è un signore e finora non ha rimarcato il presunto interesse del sottoscritto ipotizzato anche nel caso di Atlante. Si dice, infatti, che mi sarebbero derivati incarichi romani altamente remunerativi e prestigiosi, che invece sono diretta conseguenza del ruolo di presidente, tutti onorifici. E cesseranno col mandato in Fondazione. Potremmo definirla un’altra illazione, diceria o se preferisce leggenda metropolitana».
Su Aimag e fondo Atlante si è rimarcata la differenza tra la sua posizione e quella di Mirandola.
«In effetti, la Fondazione di Mirandola non ha aderito ad Atlante, era ingaggiata meno di noi negli investimenti bancari, non aveva Unicredit come conferitaria, aveva altri asset di investimento. La Fondazione carpigiana e quella mirandolese hanno affrontato un lungo tratto di strada insieme per poi separarsi. Ma le decisioni sono le stesse per quanto riguarda la partecipazione in Aimag».
È venuto il presidente nazionale dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, per elogiare il suo operato in diocesi e in Comune.
«Guzzetti non fa campagna elettorale. Dopo quattro anni di lavoro condiviso è passato alla Fondazione e ha incontrato i rappresentati dei suoi enti di riferimento. Credo che nel mio mandato siano state sostenute le istanze presentate da parte di territorio, amministrazione e diocesi con risultati straordinari. Non ho nessun segnale di malcontento dal vescovo, né dagli enti locali o dal terzo settore». Serena Arbizzi
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