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«I fondi dell’Airc qui a Modena aiuto contro il tumore ovarico»

di Gabriele Farina
«I fondi dell’Airc qui a Modena aiuto contro il tumore ovarico»

«Il lavoro dei ricercatori è fondamentale». La dottoressa Maria Paola Costi, professoressa Unimore, supporta l’iniziativa “L’Azalea della Ricerca”. Domenica nelle piazze italiane i volontari dell’Asso...

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«Il lavoro dei ricercatori è fondamentale». La dottoressa Maria Paola Costi, professoressa Unimore, supporta l’iniziativa “L’Azalea della Ricerca”. Domenica nelle piazze italiane i volontari dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) promuoveranno conoscenze e raccoglieranno risorse per finanziare progetti innovativi. Come quello della ricercatrice del dipartimento di Scienze della Vita. Da anni Costi indaga su nuovi farmaci antitumorali per il cancro al colon-retto e all’ovaio. Il secondo, in particolare, colpisce ogni anno in Italia circa 5.200 donne. «Il tumore all’ovaio affligge in modo molto severo le donne - ha spiegato la dottoressa - e le diagnosi sono spesso fatte in ritardo per difficoltà intrinseche alle rilevazioni. Le pazienti sono trattate con farmaci da protocollo. La maggior parte di loro ha una ricaduta, i tassi di mortalità e di non risposta sono ancora molto alti. La situazione sta migliorando e si riscontra un 40% di sopravvivenza ai cinque anni dalla diagnosi». Entra così in scena la ricerca condotta dalla dottoressa. «Grazie ai finanziamenti dell’Airc stiamo indagando proteine che sembrano avere un ruolo critico - ha proseguito Costi - perché forniscono il materiale fondamentale per la cellula tumorale. Cerchiamo di bloccare tali proteine con un meccanismo d’azione completamente nuovo. Siamo in fase di sperimentazione animale e abbiamo visto che le nuove molecole funzionano meglio dei farmaci standard. Bisogna sviluppare ancora la ricerca e dobbiamo arrivare agli studi clinici, per cui servirà un po’ di tempo. Stiamo però predisponendo un’importante pubblicazione scientifica internazionale». Lo studio rappresenta dunque un’eccellenza in un panorama nazionale nel quale non sempre gli studi promettenti sono adeguatamente supportati. «I finanziamenti pubblici sono piuttosto limitati - ha ammesso Costi - e ciò non determina di sviluppare l’intero potenziale che i ricercatori italiani potrebbero dare. Per fortuna, esistono fondazioni come Airc e fondi europei, che arrivano ai ricercatori tramite le Regioni. I programmi nazionali esistono, ma sono molto dedicati alle imprese e ai loro rapporti con le università. I finanziamenti verso la ricerca di base sono limitati: sarebbe necessario aumentare i fondi». Molta la strada da percorrere per la prevenzione. «Teoricamente sarebbe un fattore importantissimo - ha concluso la ricercatrice - se solo si potesse diagnosticare il tumore alla prima manifestazione. Se così fosse, sarebbe molto più facilmente curabile con la chirurgia e la terapia. Si parla di ecografie e analisi di diverso tipo, che però non sono applicate in modo sistematico alla popolazione femminile. Si stanno ricercando marcatori diagnostici per suggerire presenze tumorali con le analisi del sangue, ma siamo ancora piuttosto indietro».

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