Modena: «Tratto col Policlinico»
La cardiologa assolta: «Dalla direzione offerte poco dignitose. Vorrei fare un Centro per lo Scompenso»
«Ho dei progetti anche se, quando uno paga così tanto, le cicatrici non te le ripaga nessuno. Questa città deve interrogarsi sui troppi poteri troppo accentrati che ci sono».
La professoressa Maria Grazia Modena è stata assolta una volta per tutte dalle accuse che la vedevano al centro della grande inchiesta sulla Cardiologia del Policlinico: era stata incriminata per associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio e per due casi di falso. Tutto caduto: la Cassazione ha anche annullato le due condanne per falso rimaste in piedi nella sentenza di appello (che l’aveva assolta da tutte le accuse maggiori) con motivazioni dure e a tratti impietose sulla valutazione della documentazione che l’accusava e sulle prove raccolte. Ora la Modena può guardare alla sua attività futura dopo sei anni di lontananza dal Policlinico nel quale ha lavorato per molti anni e dove ha diretto la Struttura Complessa di Cardiologia. L’inchiesta l’ha travolta: oltre all’arresto era stata allontanata dalla cattedra universitaria e dall’attività clinica. Ora che tutto è finito al meglio per lei, le “cicatrici” sono forse le attività non recuperabili. Cardiologia ha un altro direttore. Di qui la trattativa che sta svolgendo con la direzione generale e quindi anche con la Regione Emilia-Romagna.
«Adesso voglio solo andare a lavorare - ha detto ieri la prof. Modena - spero solo che il Policlinico mi offra un ruolo dignitoso. Fino ad adesso, sinceramente (forse perché aspettavano le motivazioni) mi hanno offerto qualcosa che era in qualche modo un po’ umiliante».
La Modena ha però le idee chiare e i progetti non mancano: «Vorrei collaborare e fare un Centro per lo Scompenso. In altre parole, vorrei curare i malati a fine corsa il cui cuore pompa male. E sono tanti. Ora che mi si prospetta un ambiente decoroso chiedo di poter lavorare in un ambiente con persone idonee. Alla città potrei offrire tanto». Quanto alla sentenza, la sua posizione è nota. Ora ribadisce: «Io non ho mai sporcato il camice, l’hanno sporcato gli altri. Sono passata dalle stelle alle stalle, ma ora la Suprema Corte ha messo fine a tutto questo. La sentenza è stata un magnifico sigillo».
«Penso a tutti i colleghi penalizzati dal “Processone” ritenuto dalla Cassazione un castello di carte: le accuse crollate riguardano anche loro».
Carlo Gregori
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