Porte separate al Kyi: «Non fu razzismo»
Il pm non ha visto discriminazione etnica nella fila d’ingresso costosa. «I fatti descritti non bastano a sostenere il processo»
Secondo la Procura, non era motivata da intenti razzisti la creazione di differenti porte per l’accesso alla discoteca Kyi di Baggiovara. Soprattutto la porta con ingresso a 25 euro, il doppio degli altri ingressi “normali”, era riservata a tre categorie di persone che non hanno a che fare con discriminazioni sulle origini etniche: era per i minorenni, quelli vestiti male e gli attaccabrighe. Insomma, la “regola” non esisteva. La conclusione alla quale è arrivato il pm Claudia Natalini ha portato alla chiusura del caso con un nulla di fatto sulla clamorosa vicenda venuta alla luce per la festa dell’Epifania 2017 e che ha aperto una vasta discussione, dopo la denuncia di due giovani di colore che abitavano a Modena: Abdul “Abi” Zar e Jeffrey Owusus Boateng. Persino il file audio che Zar ha consegnato alla polizia - nel quale si sentiva un organizzatore dire che la porta “speciale” era rivolta a contenere gli accessi nel locale di extracomunitari - è servito a niente. A tutto questo si aggiunge, come scritto nel pm nella richiesta di archiviazione accolta dal gip, che «i fatti descritti non sono sufficienti all’esercizio dell’azione penale». Insomma, quanto raccolto in un anno e mezzo non basta per un processo.
Il Tribunale di Modena, su richiesta della procura, ha così archiviato l'indagine nei confronti di tre organizzatori di serate, tra i 37 e i 24 anni, per due presunti episodi di discriminazione razziale denunciati da altrettanti clienti di colore in una discoteca di Baggiovara. Secondo quanto riferivano i clienti, nelle serate del 6 e 13 gennaio 2017, la discoteca aveva predisposto un'apposita fila di ingresso per gli stranieri con un prezzo maggiorato di 25 euro (senza consumazione) a fronte del costo dell'ingresso di 12, consumazione compresa. Nella denuncia dicevano di avere ricevuto una “spiegazione” nel corso delle serate: «È la regola, in questa fila si paga 25 euro ed è riservata agli extracomunitari». Gli organizzatori erano finiti indagati, ma una memoria difensiva, accolta dalla Procura, ha sottolineato che la fila da 25 euro non era stata creata per questioni razziali, ma per i nati dal 1998 in giù, per chi non vestiva in modo adeguato e per i “non graditi” per problemi in passato.
I tre hanno anche sottolineato di ripudiare ogni forma di razzismo.
Il pubblico ministero Natalini ha così chiesto l'archiviazione, ottenendola, non costituendo «reato oggetto d'attenzione l'inibire o il disincentivare l'ingresso, da parte degli organizzatori delle serate, a coloro i quali vestivano in modo non adeguato o avevano provocato problemi all'interno del locale». Determinante per questo risultato è stata l’indagine difensiva presentata dall’avvocato Tiziano Panini al pm per i tre organizzatori indagati: sono state raccolte testimonianze che mostravano l’assenza di intenti razzisti.
Carlo Gregori
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