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IL REPARTO 

C’è anche chi resta in osservazione per 36 ore di seguito

Due sono gli ambienti, al di là dell’area radiologica, dove ci deve essere maggior attenzione, per le condizioni dei pazienti: la sala codici rossi e l’Obi (osservazione breve intensiva). «La sala...

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Due sono gli ambienti, al di là dell’area radiologica, dove ci deve essere maggior attenzione, per le condizioni dei pazienti: la sala codici rossi e l’Obi (osservazione breve intensiva). «La sala dei codici rossi - conferma il dottor Marco Barchetti, medico di Medicina d’urgenza - è proprio la sala adibita a stabilizzare il paziente che arriva in condizioni critiche e capire la patologia che ha determinato l’aggravarsi della sua situazione clinica e a portare anche le prime manovre fino alla rianimazione completa. La nostra sala è attrezzata con tutte le strumentazioni necessarie, quindi dal defibrillatore, al monitor, la ventilazione invasiva e non invasiva, le pompe siringhe e quant’altro e qui viene trattato il malato proprio all’arrivo direttamente dall’ambulanza. Una volta stabilizzato e migliorate le condizioni, pensiamo al futuro e a dove andrà ricoverato. In genere si tratta di problemi cardiaci ma non sono gli unici; ci sono problemi respiratori, quelli metabolici, gli ictus, le infezioni gravi; anche la traumatologia, i traumi severi, gravi, soprattutto con una compromissione respiratoria vengono gestiti come codice rosso e se necessitano di rianimazione, allora in quel caso una volta stabilizzati, una volta intubati, vengono trasferiti alla Rianimazione di Baggiovara».

Poi c’è l’osservazione breve intensiva (24-36 ore). «È un locale - aggiunge Barchetti - che dà la possibilità di ricoverare il paziente temporaneamente e vi accedono quelle persone il cui quadro clinico non è stato chiarito immediatamente con le analisi che sono state effettuate ma c’è la necessità di vedere se la terapia impostata è efficace e dà i risultati che ci si aspetta. Perciò abbiamo il piccolo reparto con quattro letti, due dei quali con un monitoraggio telemetrico che ci consente di trattare proprio quei casi “grigi”, che non hanno bisogno del ricovero, ma per i quali una dimissione comporterebbe qualche complessità. Per cui ci prendiamo un po’ di tempo, tratteniamo il paziente, completiamo le analisi, facciamo anche ulteriori consulenze se ne abbiamo bisogno in modo da chiarire il quadro e dimettere il paziente nel modo più sicuro». (al.sci.)

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