Gazzetta di Modena

Modena

Ex Civ & Civ, un Fico in salsa modenese

di Luca Gardinale
Ex Civ & Civ, un Fico in salsa modenese

Prodotti tipici, cultura e benessere per rilanciare lo stabilimento di via Polonia a Modena: un grande investitore pronto al progetto

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MODENA In principio - un principio nemmeno troppo lontano, visto che parliamo di tre anni fa - erano i cubi.
Cubi con grande spazio dedicato all’abbigliamento per tutte le tasche, arricchito da una struttura alimentare di medie dimensioni e da un’area ristorazione. Ma le cose si evolvono e si adeguano ai cambiamenti, e quindi addio cubi, moda e supermercato e dentro qualcos’altro. Cosa potrà essere quel “qualcos’altro” e come sarà riempito quello spazio di oltre 20mila metri quadrati lo decideranno nelle prossime settimane gli investitori insieme agli ingegneri e architetti di Politecnica, la società di progettazione internazionale con sede in via Galilei: l’idea, comunque, è quella di puntare sull’alimentare - inteso come promozione dei prodotti locali, e non come grande distribuzione - sulla cultura del territorio e sul benessere.

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Tutto questo lungo la tangenziale di Modena, o meglio in via Polonia, nella zona industriale Modena nord, ma dal lato della Sacca: al centro c’è l’ex stabilimento Civ & Civ, chiuso quattro anni fa dopo una dura vertenza che si è chiusa con il trasferimento dei lavoratori a Campegine, nel reggiano. Oltre 20mila metri quadrati destinati all’abbandono, dunque, che poco dopo la chiusura dello stabilimento avevano fatto gola ad un’azienda brianzola, che aveva pensato ad una “Cubo fashion gallery”: un progetto che puntava forte sull’outlet della moda e sulla grande distribuzione alimentare, ma che è naufragato abbastanza in fretta, mentre la diffusione di un rendering della struttura aveva scatenato una polemica politica, con il Movimento 5 Stelle sulle barricate. Archiviati i cubi brianzoli, dunque, l’idea di recuperare e valorizzare la storica sede della cantina di Campegine è ancora viva: un’idea che nelle ultime settimane ha preso corpo, con l’arrivo di un investitore “forte”, che ha dato l’incarico del progetto a Politecnica.

E a conferma che questa volta gli investitori vogliono fare sul serio, nei giorni scorsi ci sono stati nuovi incontri a Modena che hanno visto protagonisti anche i vertici di Legacoop Estense, centrale cooperativa a cui Politecnica aderisce, tanto che la presidente del consiglio di amministrazione della società di progettazione, Francesca Federzoni, è anche la vicepresidente della Lega delle cooperative.

L'IPOTESI Chiarito che le intenzioni di valorizzazione dello stabilimento sono serie e che gli investitori ci sono, cosa potrebbe nascere all’altezza dell’uscita 8 della tangenziale Carducci? L’idea sulla quale si sta ragionando è quella di un centro di aggregazione basato sulla cultura del cibo: niente supermarket, dunque, ma una serie di punti in cui sarà possibile conoscere e gustare le eccellenze del territorio. “Territorio” che va però considerato nell’accezione un po’ più vasta del solo modenese, perché le ambizioni del progetto sono sovraregionali, con l’obiettivo di richiamare turisti e diffondere la cultura del made in Modena-made in Emilia Romagna. E in effetti “cultura” è proprio la seconda parola chiave della bozza di progetto, mentre la terza è “benessere”: tra le intenzioni dei finanziatori, infatti, c’è anche quella di arricchire la proposta con una serie di servizi dedicati alla salute e al wellness, anche se questo aspetto sarà definito meglio nelle prossime settimane.

Attorno a questi tre punti fermi - cibo, cultura del territorio, benessere - si stanno muovendo i progettisti di Politecnica, con l’idea di sviluppare un format innovativo e contribuire alla riqualificazione di una struttura abbandonata da quattro anni e di un’area che di certo non è il fiore all’occhiello della città.

Se il format dei “cubi della moda” è alle spalle, dunque, il nuovo contenitore che nascerà in via Polonia - per lo meno nelle idee di imprenditori e progettisti - potrebbe essere una via di mezzo tra Fico, il grande parco agroalimentare inaugurato sei mesi fa a Bologna, e il Palatipico, la vetrina delle eccellenze enogastronomiche modenesi voluta da amministrazione comunale e ProMo ma naufragata ancora prima di nascere nonostante i cospicui finanziamenti pubblici. Potrebbe essere questa la volta buona, anche se in ogni caso non si tratterà di un “Palatipico 2.0”? La risposta arriverà nelle prossime settimane, anche perché poi ci sarà da affrontare l’iter amministrativo per avere le autorizzazioni del caso. La volontà di arrivarci, comunque, c’è tutta, come dimostrano gli intensi contatti dei giorni scorsi.
 

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