La baby gang a Modena: «Ci credevamo invincibili»
Dai finti pentimenti davanti ai genitori agli spari della Volante: ecco i ragazzini che hanno scippato e rapinato per 35 volte
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MODENA. «Ci credevamo invincibili... ma ce l’avete fatta». In questa frase, proferita dall’unico minore che è finito in carcere, c’è tutta la storia di sette, otto ragazzi che non sapendo cosa fare avevano scelto la strada e si era messi a fare scippi e rapine. Rapinavano un’auto potente e poi, mentre il loro cellulare li riprendeva, giravano a tutta velocità in città per poi andare a fare dei testa-coda nei parcheggi dei Portali, nello spiazzo della Rotonda.
GLI INVINCIBILI. Quando gli agenti della Volante, che ormai sapevano chi fossero e i luoghi che frequentavano, li fermavano per fare sentire loro il fiato sul collo, loro facevano quelli che si sentivano superiori, un atteggiamento spavaldo, menefreghista del tipo «fate pure, tanto poi non ci potete fare nulla». In effetti non li avevano fermati nemmeno gli spari degli agenti della Volante, che erano fortunatamente riusciti ad evitare di essere investiti.
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Ma alla fine, dopo almeno 35 colpi a loro attribuiti e che avevano valso loro qualche arresto e una serie di denunce per vari motivi, dalla ricettazione al furto e quant’altro, la giustizia li ha attesi all’angolo, dal quale questa volta le loro spericolate manovre in auto o le rapide fughe di corsa non sono valse a nulla. Per uno di loro, il leader della baby gang, si sono aperte le porte di un carcere minorile, per quattro quelle delle comunità mentre per altri tre (tra cui l’unico maggiorenne) denunce perché la loro era una posizione non di primo piano.
PENTITI DAVANTI AI GENITORI. I genitori sono tunisini, i ragazzi sono nati in Italia. Abitano alla Madonnina, uno al Lambda, altri nei paraggi, di qua e di là dal cavalcavia. All’inizio, e andiamo indietro sino a dicembre e gennaio, quando qualcuno se la cavava con l’affidamento ai genitori, in casa erano scene madri, con papà e soprattutto mamme disperate, con i ragazzi che ammettevano di aver sbagliato, che dicevano di aver agito così solo per provare una nuova esperienza e così via. Il loro quadro ormai era stato delineato, agli investigatori della polizia e alla procura dei minori c’è voluto solo il tempo necessario per mettere assieme tutti i tasselli delle loro gesta ed arrivare così, l’altro agli atti finali, facendo crollare “l’invincibilità” del sodalizio.
IL DEBUTTO.La banda aveva iniziato a fare parlare di sé dopo una serie di borseggi nelle auto e di alcuni scippi nei pressi della Rotonda. Verso il 28 dicembre però i ragazzi esagerano: scippano la borsa a una 50enne e fuggono su un’auto rubata, una Punto rossa che viene in seguito notata vicino al bowling. Gli agenti si appostano, i ragazzi salgono in auto, la polizia interviene ma loro si danno ad una rocambolesca fuga, andando a schiantasi in via D'Avia Nord, prima contro una panchina e poi contro un palo della luce.
GLI SCIPPI. Gli scippi non si fermano: la loro zona è quella del villaggio Giardino, via Pasteur (anziana aggredita, ferita e gettata a terra con violenza), via Newton vicino alla sala giochi. Di giorno stazionavano spesso nei pressi della Rotonda.
Ma per “divertirsi” avevano bisogno di auto. Ed ecco che i ragazzi rapinano una Mercedes nera ad un privato in via Uccelliera e si danno agli scippi, dapprima a Carpi, Campogalliano e anche Spilamberto, dove fanno un incidente.
LA MERCEDES NERA. Nel frattempo cercano di variare, si danno alle spaccate con il tombino, ma con scarsi risultati: nella stessa notata prendono di mira l’Ottica Galvani in via Emilia Ovest e la rivendita Zion Group Shop in via Barchetta. Non vanno dimenticati anche i colpi ai chiosch in piazzale Primo Maggio ai distributori automatici alla stazione di servizio Tamoil a Modena Est, in via dell’Indipendenza. la Mercedes ormai scottava, a metà gennaio allora rapinano una automobilista che fa benzina all’Eni in via Emilia Ovest: gli puntano il cacciavite e salgono sul suo Suv, un Nissan Juke. Dopo un ora scippano una donna in via Ghiaroni.
LA RAPNA E GLI SPARI. Nel cuore della notte il Juke viene intercettato, c’è uno solo alla guida. Scatta l’inseguimento, il Suv si schianta in via Uccelliera, gli agenti di due Volanti scendono, il fuggiasco mette la marcia indietro e a tutto gas cerca di investire gli agenti che si buttano a terra schivando l’investimento. Vengono sparati alcuni colpi, ma il giovane continua a scappare, imbocca una ciclabile poi lascia l’auto e scappa a piedi. Dopo qualche giorno la banda, rimasta di nuovo a piedi, s'impossessa di un Suv, ino Skoda Yeti, in via Newton. La scelta è del tutto casuale perché tutto nasce da uno scippo.
IL NUOVO SUV. Una donna aveva parcheggiato ed stava per aprire il portone del suo condominio quando in due con forza le hanno strappato la borsa. La donna ha urlato e per un tratto si è messa all’inseguimento dei due, poi è salita in casa. Ad attenderla il marito che intanto aveva sentito le sue urla: il tempo di spiegarsi, di raccontare dell’agguato e poi entrambi si sono affacciati al balcone per controllare, per vedere la scena del crimine e se dall’alto avrebbero potuto scorgere i due.
E hanno in effetti visto i due: dentro alla borsa avevano trovato le chiavi del Suv e ora lo stavano aprendo. I ragazzi sono saliti, hanno messo in moto e se la sono svignata.
LE MANETTE A SCUOLA. Bisognava che qualcuno della banda fosse colto il flagranza di reato: è accaduto forse nel colpo più banale, a fine gennaio. Il loro leader era entrato nella scuola media Cavour, l’istituto che si trova in via Amundsen e approfittando dell’uscita dei ragazzi aveva gironzolato all'interno per poi rubare la borsa ad una bidella. Una Volante riuscì a bloccare e ad arrestare il ragazzo. Da qui la condanna in comunità, la sua successiva fuga, la richiesta d'inasprimento della pena dovuta ta alle sue evasioni alla fine il carcere minorile.
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