«Ex Civ & Civ? Prima vediamo il progetto»
Rossi (Lapam) cauto sull’ipotesi di un “Fico alla modenese”: «Ci siamo già scottati con il Palatipico»
«Siamo interessati a qualsiasi intervento significativo di cultura e promozione del territorio e questo, stando alle indiscrezioni, lo sarà. Ma prima di dare un giudizio completo, è bene avere un quadro preciso della situazione. Al momento, per quanto ci è dato di capire, mancano ancora alcuni tasselli importanti». A dirlo è Carlo Alberto Rossi, segretario generale di Lapam Confartigianato, che interviene così sul progetto di riqualificazione dell’ex stabilimento Civ & Civ di via Polonia, tra la zona industriale Modena nord e la Sacca, dove potrebbe nascere una sorta di “Fico alla modenese”: i finanziatori, una società milanese specializzata nel recupero di contenitori in disuso, hanno affidato l’elaborazione del progetto alla modenese Politecnica, con l’idea di un format innovativo che punti su eccellenze enogastronomiche, cultura del territorio e benessere.
Un’idea che potrebbe diventare concreta a breve, dal momento che, dopo i primi incontri con le associazioni avvenuti nelle settimane scorse sotto la regia di Legacoop Emilia, i soggetti interessati torneranno a vedersi tra fine maggio e inizio giugno. Così, dopo il “via libera” di Cna, la cautela di Confcommercio e il giudizio sospeso ma preoccupato di Confesercenti, oggi e Lapam a dire la sua sulla bozza di progetto: «I motivi della nostra cautela sono diversi - spiega Rossi - intanto non abbiamo ancora elementi precisi di valutazione, poi a Modena ci siamo già scottati con progetti che, in qualche modo, potrebbero richiamare questo, da quello di Villa Sorra mai decollato al Palatipico…». Secondo il segretario Lapam, inoltre, «riqualificare aree dismesse e dare nuova vita a grandi contenitori produttivi con un’anima differente (di carattere culturale, ad esempio) è positivo, basti pensare a cosa è accaduto in altri Paesi europei negli ultimi 10-15 anni. Ma per riqualificare bene occorre avere un piano preciso di cosa succederà dopo. E’ necessario, a nostro avviso - prosegue - che questo progetto rientri in un quadro complessivo di ripensamento della città e dell’intero territorio. Non possiamo pensare, ad esempio, di far arrivare persone da fuori (che siano stranieri o italiani poco importa) senza un piano che valorizzi Modena nel suo insieme. Dagli aspetti culturali (con il centro storico protagonista) a quelli legati ai musei Ferrari, fino, naturalmente, a quelli enogastronomici».
Prima di dare il via libera al progetto, insomma, serve un approfondimento e, secondo Rossi, anche un coinvolgimento reale dei soggetti economici modenesi: «E’ chiaro che anche noi vorremmo saperne di più ed essere coinvolti in un progetto che, a quanto sembra, avrebbe ripercussioni significative anche sotto il profilo commerciale. Siamo fermamente convinti che Modena abbia potenzialità ancora largamente inespresse, ma anche che sia necessario agire con senso di realtà e in virtù di progetti concreti. Aspettiamo di capire meglio - conclude il segretario - e di sapere come sarà eventualmente coinvolto anche il settore delle pmi (dell’edilizia, dell’agroalimentare, del commercio) che rappresentiamo».
Luca Gardinale
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