«Pmi, perché è conveniente fare parte di una filiera»
Davanti c’è ancora un grande lavoro da fare, soprattutto dal punto di vista culturale, ma qualcosa inizia a muoversi, anche perché molte aziende capiscono che presentarsi sul mercato all’interno di...
Davanti c’è ancora un grande lavoro da fare, soprattutto dal punto di vista culturale, ma qualcosa inizia a muoversi, anche perché molte aziende capiscono che presentarsi sul mercato all’interno di una filiera ha un impatto piuttosto diverso rispetto a quando ci si muove da soli.
Se ne è parlato ieri in Camera di Commercio nell’incontro pubblico organizzato dalla Fondazione Democenter-Sipe e dedicato alla presentazione di uno studio su “Filiera di fornitura, elemento essenziale per la crescita delle imprese”. Concetti illustrati da Marco Ardoino: «Una filiera vale molto più della somma delle singole aziende - ha spiegato il rappresentante della Fondazione Democenter - anche se oggi ci sono ancora molti limiti culturali, che si uniscono a una incompleta capacità di avere una visione a medio termine».
Un campo in cui l’efficacia della filiera è particolarmente evidente è quello dell’accesso al credito: «Far parte di una filiera - ha aggiunto Ardoino - consente di accedere al credito anche ad aziende più piccole, che grazie al ruolo di garante della capofila possono avere condizioni particolarmente vantaggiose».
Quindi, il tema delle reti d’impresa: «L’Emilia Romagna è la seconda regione italiana per il numero di contratti di rete - ha detto ancora il rappresentante di Democenter - staccando la Toscana per oltre il 10%, mentre davanti abbiamo solo la Lombardia».
La parola è quindi passata al professor Giovanni Solinas di Unimore: «Oggi in tanti si chiedono se siamo alla fine della crisi - ha detto il docente del dipartimento “Marco Biagi” - e io penso che sì, tecnicamente siamo alla fine, ma soprattutto stiamo vivendo qualcosa d’altro, un cambiamento radicale in cui la trasformazione tecnologica è centrale, portando alla nascita di nuove ricchezze e nuove povertà». E se la crisi in senso stretto può essere considerata alle spalle, non lo sono di certo i problemi: «Oggi la capacità produttiva delle imprese più piccole è intorno al settanta per cento - ha aggiunto il professor Solinas - ovvero circa dieci punti in meno di quelle medio-grandi».
A ribadire la centralità della filiera, nella tavola rotonda sulle “best practice”, è stato Stefano Capacci del gruppo Intesa Sanpaolo: «La filiera - ha spiegato - è molto di più della somma delle singole imprese, perché il risultato che si ottiene è più alto della somma numerica delle singole intelligenze».
D’accordo anche Marco Tozzi di Hpe Coxa: «Senza voler scendere nel tecnicismo - ha detto - ci sono tre cose essenziali per far funzionare la filiera, e la prima è imparare a gestire i processi dei fornitori come se fossero processi interni alla nostra azienda. In secondo luogo serve una maggiore apertura mentale da parte della piccola impresa, perché la fiducia dell’imprenditore deve essere conquistata. Il terzo aspetto è la competenza tecnologica, che nel nostro settore è un must». (l.g.))
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