Gazzetta di Modena

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PATTEGGIA UN ANNO E QUATTRO MESI 

Anziano invalido fa il taxista di lucciole fino a Bologna

Anziano invalido fa il taxista di lucciole fino a Bologna

Diceva che voleva aiutarle a uscire dal giro del marciapiedi e invece le accompagnava ogni sera al lavoro sui viali a Bologna caricandole sulla sua vecchia auto a Modena. Un pensionato invalido...

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Diceva che voleva aiutarle a uscire dal giro del marciapiedi e invece le accompagnava ogni sera al lavoro sui viali a Bologna caricandole sulla sua vecchia auto a Modena.

Un pensionato invalido settantenne modenese ha così patteggiato ieri una pena di un anno e quattro mesi per favoreggiamento della prostituzione. Il suo nome è uscito nel corso di una indagine condotta dalla Questura di Modena dopo le rivelazioni di una ragazza del gruppo di nigeriane che l’uomo aiutava. Si tratta di una giovane prostituta che è scappata davvero dal giogo degli sfruttatori e che, per trovare protezione da ritorsioni e minacce, si è rivolta alla polizia di stato raccontando tutto sulle persone, l’organizzazione, i guadagni e la suddivisione dei marciapiedi. Un racconto ritenuto attendibile che ha permesso di continuare le indagini in modo spedito con tanto di intercettazioni telefoniche. E in alcune telefonate è rientrato anche il “taxista delle lucciole” che ha patteggiato ieri davanti al giudice. È un anziano che ha gravi problemi fisici alle spalle e vive con una misera pensione. Ha raccontato alla polizia di non aver nulla a che fare con lo sfruttamento delle ragazze nigeriane. In modo donchisciottesco ha messo in piedi una sua battaglia, racconta, per tirare via dal marciapiedi queste ragazze nigeriane che gli facevano pena. Per farlo aveva studiato un metodo “infallibile”: caricarle in auto e scarrozzarle al luogo di lavoro. Durante il tragitto cercava di convincerle. Ma dei gran risultati pare che non ne abbia ottenuti. Per questo è stato riconosciuto come un elemento esterno del giro che sfruttava le ragazze africane a Bologna: gli agenti hanno scoperto che le caricava sull’auto a Modena e le portava a destinazione per 40 chilometri per poi riprenderle all’alba. Nonostante le sue intenzioni, restava solo il lavoro nudo e crudo del trasportatore di prostitute.



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