Fusione, il Consiglio dovrà rivotare la delibera
Montecreto non bissa Lama che aveva dato all’unanimità l’ok per procedere Manca il quorum e l’assessore Nucci resta contraria. Venerdì nuova seduta
MONTECRETO. Colpo di scena nell'ambito della “questione fusione”: lunedì sera in Consiglio è mancato il quorum dei 2/3 necessario per l'approvazione della delibera da inviare alla Regione per indire il referendum sul “matrimonio” con Lama Mocogno. Su quest'ultimo fronte mercoledì scorso la decisione era scivolata via all'unanimità. A Montecreto invece ha fatto i conti con lo scoglio di due assenze: del vicesindaco Elisabetta Fontana e dell'assessore Manuela Nucci. Anziché otto consiglieri di maggioranza (qui, a differenza di Lama, non c'è opposizione non per la mancata presentazione di una lista sfidante ma per le dimissioni dei tre consiglieri di riferimento) ce n'erano solo sei. Ma otto ne servivano per avere la “maggioranza qualificata” necessaria per questo passaggio, che va calcolata sugli undici componenti del Consiglio originario. La legge in questi casi stabilisce che l'istanza vada sottoposta nuovamente al vaglio del Consiglio per un voto a maggioranza semplice (e quindi a sei), ma che va ripetuto due volte. E sono già stati convocati due Consigli ad hoc per venerdì alle 21 e sabato alle 11, dove il via libera a questo punto è quasi scontato. «Mi è spiaciuto molto, ma non sono riuscita ad esserci per una riunione di lavoro fissata all'ultimo momento – spiega la vicesindaco Fontana – per venerdì ci sarò sicuramente e voterò a favore». Diversa la posizione della Nucci, che era stata contraria anche allo studio di fattibilità sulla fusione con Lama: «Come già dichiarato nel Consiglio che ha dato vita all'iter della fusione – precisa - continuo a considerare questo passo affrettato e prematuro. La decisione finale spetterà tuttavia ai cittadini». E' dunque spaccatura in maggioranza, dove invece il sindaco Leandro Bonucchi continua a sostenere con forza il passo: «Venerdì torniamo già in Consiglio – sottolinea - noi crediamo fermamente in questa fusione che porterà benessere al territorio, che è ciò che la gente cerca. I campanili non portano sviluppo e crescita, ma solo immobilismo e ricordi. Sono dieci anni che sulle fusioni si fanno solo chiacchiere: è ora di un atto di coraggio che, lo ribadisco, non preclude affatto la creazione di un Comune unico del Cimone». «E' brutto sentir dire in giro che andiamo a fusione perché nei due Comuni non c'è opposizione – dice Lorenzo Bartolini – perché se mancano non è certo per colpa nostra». Il Comitato del no attacca: «In Consiglio è mancata in blocco la rappresentanza della giunta – nota Maurizio Cadegiani – e mi pare un segnale ben diverso da quello che ha mandato Lama: è evidente la spaccatura. Ci deve essere massima condivisione e compattezza quando si va a fusione, e il fatto di ricorrere alle “seconde chance” di approvazione è già una forzatura».
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