«Oggi i progetti di Modena pagano guai del passato»
Luigi Malnati ripercorre 27 anni al Ministero Beni Culturali e le battaglie in città «Il parco dei chioschi deve essere rispettato, non dovranno mai essere moderni»
I chioschi del parco delle Rimembranze? «Vanno realizzati leggeri com’erano a inizio ‘900». Sant’Agostino? «La commissione della Soprintendenza ha chiesto che il progetto valorizzi le testimonianze antiche nel sottosuolo». Piazza Mazzini? «Sono state trovate fondamenta dei palazzi che lì erano a inizio ‘900, visto che il Comune non scava in profondità presto gli archeologi finiranno i loro rilevamenti». Il sindaco Muzzarelli? «Una persona diretta, ma certo gli sono arrivati addosso progetti del passato». Luigi Malnati, l’ex soprintendente di Bologna, Modena e Ferrara, in pensione dallo scorso primo aprile, apre il cassetto dei ricordi di una carriera dentro al Ministero per i beni culturali dal 1981, a 27 anni, archeologo specializzato in etruscologia.
Malnati ne ha visto di tutti i colori in tutto questo tempo?
«Sì, ma a parte nel periodo 2010-2014 quando ho svolto il ruolo di Direttore generale dell’archeologia a Roma, ho quasi sempre lavorato in Emilia Romagna. Credo che oggi, con una serie di circolari e prassi riguardanti l’archeologia preventiva, Modena e le altre città emiliane siano al top in Italia per quanto riguarda la gestione dell’archeologia. Da segnalare soprattutto il rapporto con i musei civici anche se la riforma Franceschini mi preoccupa non poco».
Perché?
«Ha creato 30 musei autonomi (tra cui le Gallerie Estensi) con direttore nominato dalla politica e riunito tutti gli altri musei nei Poli regionali staccando dalla tutela archeologica i relativi musei. Un assurdo, e non è l’unico, che ad esempio prevede difficoltà con aree statali come ad esempio il Novi Ark. Qui i reperti sono statali gestisti in convenzione con il Comune, che accadrà alla scadenza di queste convenzioni?».
A Modena ha trovato difficoltà nel tempo?
«Come in ogni altra zona, ma negli ultimi anni appunto con la riforma ci sono problemi seri. Ad esempio, come faccio a evocare, eventualmente, pratiche a miei funzionari architetti io che sono un soprintendente esperto di archeologia? Almeno sono felice perché sono riuscito a mantenere un ufficio statale di archeologia a Modena, la città dove mi sono trasferito decenni fa dopo avere sposato una modenese. Felice anche per avere ideato la prima carta di potenzialità archeologica di Modena e poi dell’Emilia Romagna».
Passiamo ai progetti modenesi…
«Vuole disseppellire l’anfiteatro romano? Sappiamo dov’è, nella zona tra il mercato Albinelli e via Università. A parte gli scherzi le posso dire che anni fa abbiamo rinterrato le mura romane e medievali che avevamo individuato in piazza Roma».
Il Novi Sad?
«Uno dei principali parcheggi d’Italia, fu un esperimento importante per gli scavi archeologici. Facemmo un progetto completo di valorizzazione di quanto ritrovato, ma sono preoccupato per il Novi Ark appunto a causa della riforma».
Piazza Mazzini?
«Stiamo facendo i rilievi e tutto procede bene, non ci saranno problemi penso dal momento che non toccano l’ex Diurno».
Un progetto molto contestato sono i chioschi del parco.
«La mia idea, da non architetto, è che siamo in un parco storico non è un caso. L’ultimo progetto comunale, quello leggero come la sentenza di assoluzione ha spiegato spingendosi un po’ in là, non mi pareva male. Però quel luogo va rispettato, proprio nel centenario della Grande Guerra, e i chioschi non dovranno essere troppo moderni».
Sant’Agostino, altro progetto delicato.
«Parlo da archeologo: lì forse possiamo valorizzare le mura del ‘400 visto che a meno di tre metri nel sottosuolo ci sono senz’altro i quartieri medievali. Un conto è la variante, ma certo il progetto definitivo da approvare va in parte cambiato per quanto riguarda l’archeologia, come ha chiesto la commissione ministeriale».
Delle Gallerie Estensi di Modena e Ferrara che pensa?
«L’attuale direzione sta gestendo l’esistente, a Ferrara ho contribuito a bloccare il trasferimento della Pinacoteca nazionale nel Castello Estense».
Ora lei che fa?
«Ho concluso la mia carriera come archeologo, con la mostra Mutina Splendidissima a Modena e altre a Reggio e Bologna e sono anche contento di come lavorano i musei di Modena, Nonantola, Castelfranco e parco di Montale».
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