Gazzetta di Modena

Modena

San Damaso si apre ai bambini nomadi

di Laura Solieri

Giulia, 20 anni: «Ci siamo avvicinati al campo coi boy scout. Ora i ragazzi studiano con noi e li porteremo al campeggio»

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Conoscere meglio la propria città e il proprio territorio facendo volontariato e realizzando l' integrazione, quella vera. É quello che fa Giulia Cossarizza, 20 anni, di Modena, studentessa del primo anno di Giurisprudenza a Trento, che nonostante la giovane età in questi anni ha fatto diverse esperienze di volontariato, a partire dagli Scout, grazie ai quali si è avvicinata al campo Sinti di San Damaso.

«Inizialmente l’attività di volontariato consisteva nel fare giocare i bambini ed era gestita completamente da due scout della parrocchia di San Paolo e da me – racconta Giulia - L'anno scorso ho deciso di fondare l’associazione il “Circolo Ramingo” dentro la quale fanno volontariato non solo gli scout della parrocchia di Santa Rita, da cui provengo, ma anche persone di ogni età, cittadini che non fanno parte del mondo dell’associazionismo».

Giulia e gli altri volontari si recano abitualmente al campo Sinti di San Damaso e aiutano i bambini che ci sono a fare i compiti.

« Ad oggi, abbiamo ottenuto ottimi risultati riuscendo a coinvolgere anche alcuni docenti delle scuole elementari del paese che sono davvero molto entusiasti della nostra iniziativa – afferma Giulia - Credo che la nostra sia un'attività davvero utile per favorire la vera integrazione di cui tanto si parla».

La sua opinione sui nomadi e quello che si dice di loro è chiara: «Spesso sento dire dai miei concittadini che vogliono risolvere il problema dei nomadi ma nessuno ne ha davvero la volontà, perché tutti vogliono che vadano a lavorare e quando ci vanno, nessuno li vuole assumere. Tutti vogliono che vadano a scuola e quando ci vanno nessuno vuole che vadano in classe con loro figlio. Tutti vogliono che se ne vadano via dal campo, ma nessuno vuole che vadano nelle case popolari».

«Noi del Circolo Ramingo ne abbiamo sentite tante di situazioni come queste ed è per questo motivo che mandiamo avanti le attività, perché crediamo che con le persone non servano risposte semplici come le ruspe, ma serva un impegno continuo e quotidiano e che l’unico modo per cercare di integrarli sia fare andare i bambini a scuola».

Un’esperienza molto bella che questa associazione realizzerà in estate sarà portare i bambini del campo a fare un campeggio di una settimana insieme ai volontari, per unire il divertimento allo studio.

« Secondo me il volontariato insegna che cosa vuol dire prendersi un impegno e mantenerlo – conclude Giulia - Lo vedo in primis nei ragazzi che partecipano alle nostre attività come volontari e che, come me, sono giovanissimi, ragazzi che sacrificano tempo per questi bambini quando il sabato pomeriggio potrebbero essere in centro a divertirsi».

Aggiunge Giulia: «A me questo tipo di esperienza ha fatto aprire gli occhi: all'inizio, avevo scelto il campo Sinti perchè anch'io ero piena di pregiudizi e volevo toccare con mano una realtà molto stereotipata ma sconosciuta».

«La verità è che entrando in un campo nomadi uno si aspetta di trovare chissà quali cose, quando in realtà ci trovi semplicemente delle persone come te, di cui ancora non condivido alcune cose ma con cui ho imparato a condividerne tante altre», conclude Giulia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google