Foffani: «Erasmus grande esperienza Servono più fondi»
Il preside di Giurisprudenza: «Importante per la formazione in vista dell’attività professionale. La Spagna piace di più»
Luigi Foffani, direttore della facoltà di giurisprudenza di Modena dal 2012, è coordinatore del progetto Erasmus da circa 10 anni, il progetto di interscambio europeo. Nel ranking nazionale Censis di Repubblica sulla qualità dei dipartimenti che viene pubblicato tutti gli anni, la facoltà di Giurisprudenza di Modena è sistematicamente al primo o secondo posto, è uno dei corsi di studio magistrale meglio qualificato ed uno degli elementi fondamentali di questa qualificazione è proprio il grado di internazionalizzazione. La bellezza della sede modenese è un elemento fondamentale nell’attrattività degli studenti esteri. Dal 1987 sono circa 3,5 milioni i giovani usciti dall’ Italia per studiare e per ciò che riguarda il territorio modenese, nell’ultimo quinquennio le partenze hanno avuto un’impennata del + 62,71%: adesso sono circa 600 gli studenti in uscita ogni anno, quelli in arrivo a Modena sono sempre 600.
Professor Foffani, in cosa consiste il suo lavoro ristretto all'ambito dell'Erasmus?
«Consiste nel coordinamento delle varie attività, con le sedi partner, con gli studenti in ingresso e con gli studenti in uscita, il riconoscimento e la convalida degli esami, ma soprattutto un'attività di promozione dell'Erasmus fra i nostri studenti di giurisprudenza che purtroppo ancora oggi non sono adeguatamente propensi e attivi nell'utilizzare questa grande opportunità».
Può definire l'Erasmus in tre parole?
«Grande opportunità, arricchimento culturale e internazionalizzazione».
L’ex ministro Fedeli e Laura Boldrini avevano dichiarato che vorrebbero imporre a tutti il periodo di studio all'estero e rendere l’Erasmus obbligatorio. Lo studio all'estero promuove la mobilità delle persone, che è il derivato necessario della mobilità dei mercati del lavoro, è d’ accordo?
«Sono d'accordo con l'idea di promuovere al massimo l'Erasmus, credo che sia un'opportunità straordinaria e dovrebbero essere tutti gli studenti, indipendentemente da qualsiasi vincolo o obbligatorietà nei piani di studio, a sceglierlo, non mi piace fare vincoli obbligatori. Deve essere una libera scelta degli studenti, dovrebbero sapere che si tratta di un'opportunità eccezionale. Ai miei tempi non esisteva ancora l'Erasmus e mi sarebbe piaciuto che ci fosse, perché credo sia una delle cose più belle che si possono fare durante il periodo universitario».
Il finanziamento dovrebbe aumentare? Ci dovrebbe essere un maggior sussidio per renderlo più accessibile a chi non può permetterselo?
«Sì, credo dovrebbe esserci un maggior impegno ministeriale, perché le borse dell'agenzia nazionale sono un importo miserevole. Qualcosa aggiunge il nostro Ateneo, ma è sempre poco, perché gli studenti che intendono andare in Erasmus devono spendere, allo stesso tempo però ritengo che comunque ne valga la pena anche se può costare qualcosa in termini economici. Oggi non è più come un tempo. La carriera del giurista, che era molto ristretta nei confini nazionali, ora trova più spazio e se un ragazzo che vuole mettersi sul mercato del lavoro con una qualificazione di livello deve avere una dimensione internazionale. Significa non solo conoscere le lingue, ma anche altri ordinamenti giuridici, culture e una dimensione sovranazionale del diritto».
Come sarà tra 10 anni?
«Auspico molto più sviluppato di oggi, che sia un passaggio formativo fondamentale nella carriera dei giuristi e degli altri corsi di studio».
Inserire nel curriculum un periodo di studio o di tirocinio all’estero porta vantaggi?
«Assolutamente sì, dipende naturalmente dai diversi contesti lavorativi, ma è chiaro che in uno studio legale importante è più apprezzato un laureato che abbia fatto l'Erasmus. In prospettiva e anche adesso è un elemento fondamentale del curriculum di un giovane laureato».
Sono complicati la vita e lo studio all’estero?
«Forse per chi vive esperienze nuove, ma le difficoltà dipendono dall'approccio che ciascuno ha. Chi ha capacità di autonomia, di intraprendenza e di responsabilità non ha difficoltà».
Qual è la meta più gradita?
«Complessivamente le mete spagnole, per ragioni di facilità nell'approccio linguistico e anche per una questione di reciprocità. Le università iberiche ci cercano per instaurare rapporti e convenzioni, anche noi cerchiamo spesso sedi spagnole e gli studenti rispondono con piacere, perciò per questo complesso di circostanze le sedi spagnole sono le più frequentate. Però devo riconoscere che nell’ancora non alta quantità di studenti che da Modena vanno in Erasmus, c'è una distribuzione in tutte le sedi e c'è un'aspirazione per le sedi britanniche, ma purtroppo lì ci sono difficoltà. Infatti, oltre alla non felice vicenda della Brexit, c'è un rapporto unilaterale, noi cerchiamo molto le sedi d’oltre Manica, mentre loro sono restii purtroppo a cercare noi. Poi un altro elemento importante è la diffusione e l'incremento della promozione nel nostro dipartimento della didattica in lingua inglese, fondamentale per formare i nostri studenti, per prepararli a uno studio di dimensione internazionale e dall'altro lato avere una didattica in inglese ci aiuta ad attrarre studenti dalle più varie sedi europee, non solo quelle che hanno delle lingue neolatine».
C’è una percentuale di studenti che tornata dal periodo di studio all’estero non è soddisfatta dell’offerta formativa?
«C'è chi è più soddisfatto e chi lo è in maniera inferiore, ma in generale quasi tutti gli studenti con cui ho modo di confrontarmi sono soddisfatti».
La città di Modena è attrattiva per gli studenti esteri?
«Si presta molto a questo progetto, è magnifica. Gli studenti e i professori vengono volentieri per soggiorni di studio e ricerca. È all'altezza delle esigenze più alte. Quello che purtroppo da noi è un po' carente è la disponibilità di alloggi sia per studenti che per docenti».
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