Formigine, Alessandro, dall’incidente alla nuova vita da chef
Ha rischiato di morire in uno schianto in moto poi ha voltato pagina «Ho studiato la cucina giapponese e ora ho aperto un ristorante a Casinalbo»
FORMIGINE. «Il freezer? Capitano, io non ce l’ho». Così Alessandro Fabbri risponde ai meravigliati carabinieri del Nas di Parma durante l’ispezione igienico sanitaria conclusa senza sanzioni del suo Itakesushi, il ristorante giapponese che ha aperto a ottobre a Casinalbo. «È una decisione che ho preso per principio - spiega Alessandro - Nei congelatori, anche a casa, ci finisce di tutto e a volte ci dimentichiamo anche che cosa ci sia dentro. Io preferisco alzarmi ogni mattina e comprare il pesce fresco e gli altri ingredienti, per offrire il meglio ai miei clienti».
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La storia di Alessandro, 47 anni, è particolare. Per tutta la vita è stato un personal trainer: «Ma sapevo che da una certa età in poi avrei voluto fare qualcosa di diverso».
Il destino ha bussato con violenza alla sua porta nel 2016, quando è stato vittima di un gravissimo incidente stradale: «Ecco guardate - dice sollevando la maglia - ho ancora le cicatrici dell’intervento». Un’operazione durata undici ore, con cui i chirurghi gli hanno ricostruito il bacino. A quel punto ha intrapreso una nuova strada: «Anni fa andai in California - racconta - per aggiornarmi sui metodi di allenamento e sulle palestre degli Stati Uniti. In pochissimo tempo, mangiando “all’americana” ingrassai alcuni chili. Fu allora che mi avvicinai alla cucina giapponese, molto più leggera».
Dopo l’incidente Alessandro inizia un lungo percorso: «Uno chef giapponese mi ha dato lezioni a casa per circa un anno e poi mi sono lanciato. Ho deciso quindi di aprire qui a Casinalbo, vicino a casa mia, anche perché in zona non ci sono molti ristoranti di questo genere».
Itakesushi si trova proprio accanto alla nuova rotatoria del centro di Casinalbo. È un locale intimo, con pochi tavoli e un pianoforte all’ingresso: «Le cose vanno bene, ma non ho intenzione di ampliare il locale. A me piaci così e ritengo che sia il miglior modo per offrire qualità ai miei clienti. Ai quali chiedo sempre di prenotare, perché io lavoro con ingredienti freschi e la preparazione richiede tempo. Non mi interessa fare grandi numeri, ma fare bene». Itakesushi è prevalentemente un take-away: «Non ho il sogno, per il futuro, di realizzare un vero ristorante, con tanti coperti e dipendenti. Amo lavorare così. Mi ispiro al modello di locale che ho visto spesso a Milano, ambienti piccoli in cui a volte può mangiare anche solo una coppia, molto esclusivi. Qui volendo ne posso ospitare anche tre o quattro, non di più. Ingrandirsi, secondo me, è un errore».
La specialità di Alessandro? L’uramaki con tonno, philadelphia e aceto balsamico.
Giovanni Balugani
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