Modena, il liceo Muratori San Carlo porta in classe l’accoglienza
Si chiude il percorso “Integrazione e Intercultura” con il vescovo Erio Castellucci «Usate la testa per reagire alla paura, serve un passo per incontrarsi col cuore»
MODENA. «Il liceo è anche una casa per noi migranti». Youlsa Tangara vive da tre anni in Italia ed è originario del Mali, come tanti ragazzi che hanno trovato accoglienza al liceo Muratori-San Carlo. La scuola organizza da due anni il progetto “Integrazione e Intercultura”.
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Coordinato dalla professoressa Bianca Cavazzuti, è nato da una richiesta dei ragazzi dopo uno stimolo del seminarista Mattia Ferrari: conoscere i migranti per crescere insieme. «Vogliamo seguire le vostre regole, conoscere la vostra cultura, imparare dagli italiani», ha ribadito ieri Mohamed Camara, richiedente asilo di origine maliana, all’incontro “Abbiamo un sogno”. Il giovane è amareggiato per i pregiudizi trovati a Modena quando chiede informazioni in strada «e le persone non vogliono rispondere perché pensano stiano chiedendo loro soldi». Desidera un’occupazione «perché bisogna lavorare per vivere e non c’entra niente il permesso di soggiorno». Desidera mantenere i contatti con gli amici che, come tanti altri, ha trovato tra i banchi. Le studentesse e gli studenti di nove classi quest’anno hanno sviluppato progetti insieme. Per esempio, la quarta CL ha tenuto tre incontri e una marcia condivisa (#NeverAgain), trovando tra i punti di contatto interculturali la ricerca della pace.
La quarta G ha prodotto un filmato per un concorso ministeriale, collegando i racconti dei migranti all’articolo 3 della Costituzione. Inoltre, ha organizzato un incontro sullo ius soli, un concerto alla Tenda e un progetto teatrale al Muratori. La terza EL ha preparato una clip su diritti umani, la terza B ha trattato il razzismo nella storia, interpretando “Sola andata” di Erri De Luca a più voci.
La quarta D s’è concentrata sulla politica italiana del secondo dopoguerra e sulla Carta costituzionale. Da New York un contributo dell’ex studentessa Francesca Trianni, premiata al World Press Photo per il reportage sulla rivista Time. «Verrà a Modena per le vacanze di Natale - ha anticipato la professoressa Cavazzuti - e ci racconterà un po’ di esperienze». «Ci state regalando belle esperienze», ha garantito il vescovo don Erio Castellucci.
Don Erio ha ricordato che «siamo stati stranieri dall’Unità d’Italia fino agli anni Settanta», esortando ad «attivare la memoria per non agire d’istinto e non vivere di paure». Paure che rimbalzano in rete perché «quando si cerca “migranti” sui siti e sui blog si trova una serie impressionante di disinformazioni, di offese e di volgarità».
Il vescovo ha così incoraggiato i giovani «a far funzionare la testa per reagire alla paura». Serve però un passo ulteriore che l’accoglienza di cuore perché «il vero contrasto alla paura è l’incontro». «Migliaia di anni fa accoglievamo le persone - ha ripreso la giurista Emily Clancy - e solo dopo ne chiedevamo la storia. Eravamo più avanti rispetto all’imbarbarimento attuale». «Dobbiamo unire la testa al cuore», ha concluso la preside Giovanna Morini, rilanciando il liceo «come casa dell’integrazione».
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