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Schiaffi e minacce al paziente disabile per farsi dare soldi

Schiaffi e minacce al paziente disabile per farsi dare soldi

L’operatore di Mirandola: «Paga o ti caccio dal laboratorio» Impauriva il 41enne di Cavezzo che poi derubava la madre

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MIRANDOLA. Cinque, dieci, venti euro. Soldi che da settembre mancavano con regolarità dal portafogli di un’amorevole madre. La donna se n’era accorta, ma le è servito un po’ per capire che l’autore di quei “furti” era il figlio 41enne. Che rubava per necessità, impaurito e minacciato da un operatore sociale, colui che lo seguiva nel laboratorio socio-occupazionale “L’Arcobaleno” di Mirandola. Perché la vittima è un 41enne disabile di Cavezzo e solo il suo coraggio, unito a quello della mamma e all’attenzione prestata dai Servizi sociali e dai carabinieri, hanno permesso di interrompere un’estorsione aggravata. In manette è finito il 39enne mirandolese Federico M., l’operatore che taglieggiava il disabile. Minacciava di cacciarlo dalla struttura in cui il 41enne lavorava per alcune ore durante la settimana, a volte - ha raccontato la vittima - lo prendeva anche a schiaffi. Tutto per incassare qualche banconota.

Per raccontare la storia di Fabio bisogna però riavvolgere il nastro. È da settembre che la madre si accorge della sparizione di soldi dal portafogli. Domanda spiegazioni al figlio, che soffre della Sindrome di Down, ma non ottiene particolari risposte. Chiede così l’aiuto degli assistenti sociali di Cavezzo, capisce che c’è la necessità di trovare un professionista in grado di entrare in confidenza con il 41enne. Che in effetti confessa, svela le minacce, le percosse e la paura di essere allontanato da una struttura in cui si trova bene.

Entrano allora in scena i carabinieri di Cavezzo che raccolgono la denuncia e iniziano a lavorare in stretta collaborazione con il Reparto Investigativo della Compagnia di Carpi. I militari forniscono a Fabio una banconota da 20 euro, la fotografano preventivamente e con la sua collaborazione attendono di essere informati dell’ennesima dazione di denaro. Che puntualmente arriva e con essa il blitz dell’Arma di martedì.

La pattuglia si presenta al laboratorio “L’Arcobaleno”, gestito dalla cooperativa Domus Assistenza di Modena. La coop, va specificato, non ha alcuna responsabilità per quanto accaduto ed infatti sospenderà l’operatore fermato. I carabinieri perquisiscono Federico M. e gli trovano la banconota segnata. Lui tenta di giustificarsi, racconta che Fabio sta ripagando un prestito che gli ha fatto nei mesi precedenti, ma alla fine crolla e confessa le proprie responsabilità.

Non è ancora stato possibile quantificare il valore totale dell’estorsione e gli investigatori stanno cercando di capire se oltre al 41enne ci siano altre vittime disabili. Ma intanto per la mamma di Fabio si conclude un incubo. «Ringrazio i carabinieri per l’intervento - dice - Non so se Fabio tornerà in quel laboratorio anche perché non ho più fiducia. Come del resto non apprezzo che questi ragazzi debbano pagare per lavorare quando in passato, sotto l’egida dell’Ausl, veniva invece riconosciuto loro un piccolo contributo».(fd)

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