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Maurizio Cheli è salito sulla vetta dell’Everest

Maurizio Cheli è salito sulla vetta dell’Everest

A 59 anni ha raggiunto gli 8850 metri della montagna più alta del pianeta Era partito il 10 aprile. «Quello che mi circonda è immenso rispetto a noi»

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ZOCCA. Lui quel gigante bianco lo aveva visto e fotografato da una prospettiva unica e privilegiata, dall’alto dello spazio. E se ne era innamorato. Tra Maurizio Cheli e l’Everest è stato un colpo di fulmine: «Sorvolando il pianeta con lo Space Shuttle Columbia - racconta l’astronauta di Zocca - lo vidi e decisi che un giorno lo avrei scalato». Era il 1996. Ieri, 17 maggio 2018, 22 anni dopo, quel desiderio è diventato realtà. Maurizio Cheli ha raggiunto gli 8850 metri della montagna più alta del mondo alle 5,45, orario del Nepal.

Non ha ancora potuto comunicare a lungo con il campo base, ma il suo staff ha fatto sapere che sta bene, così come gli altri componenti della spedizione, guidata dagli alpinisti Francois Cazzanelli e Marco Camandona. Il culmine di un’impresa a lungo preparata, perché la scalata di un 8mila richiede una preparazione fisica ottimale e «grande rispetto per la montagna», ha ricordato spesso Cheli. In preparazione dell’Everest aveva scalato, con l’aiuto di Camandona, i 4mila delle Alpi italiane e in dicembre i 6.926 metri dell’Aconcagua, nelle Ande argentine. La spedizione sull’Everest è iniziata il 10 aprile da Malpensa, con arrivo l’indomani a Kathmandu nel cuore del Nepal.

Da qui la spedizione di Cheli ha percorso un lungo trekking fino a Lobuche a quota 4930 metri. Il 19 aprile l’arrivo al campo base, oltre i 5mila metri. Qui è iniziata una fase di acclimatamento, per abituare il corpo all’altitudine, durata due giorni, poi, il 22 aprile, la prima salita al Campo 1 (5.943 metri) e il 29 aprile l’arrivo al Campo 2 (6.450 metri). A questo punto il gruppo è rientrato al Campo base (30 aprile) per un nuovo periodo di acclimatamento durato alcuni giorni. La salita è ripresa fino al Campo 3 (7.162 metri), raggiunto il 5 maggio. Il periodo di acclimatamento è proseguito ancora, con continue salite e discese tra i vari campi base fino al 14 maggio quando Cheli ha scritto: «Siamo in attesa della finestra meteo di bel tempo per salire in vetta». Il clima è stato clemente e ieri c’è stato l’arrivo in vetta. Oltre un mese d’avventura, in cui l’astronauta ha aggiornato il diario di bordo ogni giorno, raccontando sensazioni ed emozioni. Ecco alcune sue frasi: «La mia esperienza nello spazio, mi fa riflettere sull’importanza e i limiti che siamo riusciti a superare per abbattere quelle barriere e quei confini che la storia ha disegnato». E ancora: «Succede che superi i 7.000 metri, sei stanco ma stai per arrivare al Campo 3. Sei soddisfatto per i metri che ti lasci sotto i piedi, immaginando il meritato riposo. Poi alzi la testa, guardi il cielo, e dietro il colle sud vedi il sole. L’emozione ti pervade in modo profondo e non hai bisogno di chiederti cosa ti resterà dentro dopo tanta fatica. Semplicemente questo. E non c’è bisogno di aggiungere altro». Infine una riflessione su quel gigante bianco: «Aspettiamo che la montagna ci dia il permesso di scalarla, perché siamo coscienti, vedendolo ogni giorno con i nostri occhi, quanto quello che ci circonda sia immenso rispetto a noi».

Il sindaco Tanari

«L’amministrazione di Zocca - scrive il sindaco Gianfranco Tanari - fa le congratulazioni per il raggiungimento di questo altro fantastico traguardo. Dopo una brillante carriera militare che lo ha portato ad essere uno dei collaudatori di jet militari, prima italiano poi europeo, per lo sviluppo dell’Eurofighter, plurilaureato, uno dei 6 astronauti italiani che ha orbitato attorno al nostro pianeta con lo shuttle; imprenditore nell’aviazione leggera; ha affrontato e vinto questa ennesima sfida. Siamo orgogliosissimi di te, sei un grande».

Giovanni Balugani

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