Modena. Sisma 2012, famiglie rientrate a casa per il 90%
Sono 14.800 su 16.500 coinvolte. Nel bilancio tracciato dalla Regione Emilia Romagna risultano contributi per 4,3 miliardi di euro
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MODENA. Oltre 14.800 famiglie rientrate nelle proprie abitazioni, il 90% delle 16.500 coinvolte, con gli altri nuclei tutti inseriti nel percorso di rientro, sostenuti dalla struttura commissariale con contributi per l'affitto.
Quasi 14mila abitazioni rese di nuovo agibili e 4.400 attività economiche e commerciali, per oltre 6.100 cantieri completati.
Con l'economia dell'area che cresce più veloce di prima con circa 3.900 addetti in più e un Pil delle aziende che visto tra il 2016 e il 2017 un +2,1%. E' il bilancio della ricostruzione fatto dalla Regione Emilia-Romagna a pochi giorni dal sesto anniversario della prima delle due scosse che il 20 e il 29 maggio 2012 causarono 28 morti e 300 feriti, 45mila sfollati e danni per 13,2 miliardi tra le province di Modena, Ferrara, Bologna e Reggio Emilia.
Risultati di un lavoro articolato, portato avanti non senza difficoltà e che ha visto succedersi ben quattro Governi nazionali - con il quinto alle porte - e due amministrazioni regionali. Sforzi che fin da subito hanno cercato di salvare dal rischio abbandono un territorio centrale per l'economia di tutto il Paese, dove si produce circa il 2,5% del valore aggiunto nazionale e il 27% di quello regionale. "Gli stabilimenti erano crollati, gli impianti erano fermi", ricorda il presidente della Regione e commissario alla ricostruzione, Stefano Bonaccini, sottolineando come oggi l'area del cratere invece cresca "a ritmi superiori rispetto a prima del sisma e della stessa economia regionale". Merito, riconosce il presidente nel suo bilancio, ringraziandole, "delle persone che vivono nel cratere, in assoluto i protagonisti di questi anni: lavoratori, imprenditori piccoli e grandi, artigiani, commercianti, e davvero tutti i cittadini".
Complessivamente la ricostruzione privata per abitazioni e attività economiche ha visto contributi concessi per oltre 4,3 miliardi di cui 2,8 già liquidati. A queste risorse si aggiungono i quasi 1,3 miliardi stanziati per la parte pubblica come il ripristino dei beni culturali, storici e architettonici e le opere pubbliche. E proprio su queste, nell'ultima seduta, la Giunta ha ripartito altri 168 milioni, dei 320 milioni assegnati all'Emilia-Romagna dalla Legge di bilancio 2018.
Risorse che, spiegano da viale Aldo Moro, esauriranno le necessità finanziarie per gli interventi programmati dai Comuni (101 milioni assegnati), in gran parte per quelli delle Diocesi dell'Emilia (57,8 milioni) e per il Policlinico universitario di Modena (9 milioni). Entro settembre, si procederà poi alla ricognizione delle esigenze residue per predisporre il Piano 2019. In totale l'investimento per la ricostruzione dei centri storici, tra opere pubbliche e interventi privati, a oggi ammonta a quasi un miliardo di euro per circa 2.600 interventi finanziati, di cui il 60% conclusi o in cantiere.
E mentre nell'ultimo anno è stata autorizzata dal Governo la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020 - che permetterà al Commissario e agli enti locali di continuare a operare in regime straordinario - e prosegue l'esenzione Imu per gli immobili inagibili e la sospensione delle rate dei mutui per gli Enti locali, dal prossimo 2 gennaio sarà operativo il dimezzamento del numero dei Comuni all'interno del cratere.
Comuni, cioè, che hanno terminato l'attività di ricostruzione.
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