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Ora Cadegiani guida il no alla fusione con Lama

di Daniele Montanari
Ora Cadegiani guida il no alla fusione con Lama

L’ex sindaco di Montecreto: «Comuni troppo diversi, mai condivisi i servizi Meglio il matrimonio con quelli attorno al Cimone e attendere scelte di governo»

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MONTECRETO. Criticità concettuali, metodologiche, politiche e soprattutto di prospettiva. Sono quelle che motivano il Comitato per il No alla fusione tra Montecreto (stasera alle 21 il primo Consiglio “di recupero” per il referendum) e Lama Mocogno. Il ragionamento è articolato, nelle parole del portavoce Maurizio Cadegiani.

Cadegiani, quali sono i motivi “di concetto” per il No?

«Intanto le incongruenze di base: geografiche su due territori di medio e alto Appennino ed economiche su due tessuti fra cui lo stesso studio di fattibilità fa emergere discrasie abbastanza forti. Soprattutto, sono due Comuni che non hanno mai condiviso servizi. E poi c'è il problema di fondo: la mancanza di una visione su quel che deve diventare questo territorio unito. Noi invece guardiamo alla fusione dei Comuni attorno al Cimone».

Ma perché la fusione con Lama impedisce la nascita di un Comune del Cimone?

«Perché inglobando Lama si oltrepassa sulla cartina la linea mezzana che divide il basso dall'alto Frignano. Non a caso nel 2014 si avanzò la proposta di due Unioni diverse in questi due fronti».

Quale l'errore di “metodologia”?

«Il fatto che la fusione viene presentata a fine mandato: è una cosa che invece va fatta agli inizi e nell'arco di 5-10 anni, per preparare la gente e testare l'andamento dei servizi uniti. È stato così in Valsamoggia, dove peraltro non mi risulta affatto che sia tutto oro dopo la fusione, ma che anzi uno dei sindaci favorevoli oggi si sia ricreduto. Un'operazione così a fine mandato non rispetta una certa etica politica e soprattutto non rispetta i cittadini. La fusione dovrebbe essere il tema della prossima campagna elettorale, con candidati votati in base alla loro posizione in merito».

Quale è il problema politico?

«Il partito di riferimento per le maggioranze nei due Comuni e in Regione ha subito un ridimensionamento dal 4 marzo. Adesso ci si appresta ad avere un governo di colore diverso, che potrebbe avere politiche diverse su piccoli Comuni e fusioni. Sarebbe più logico attendere sviluppi».

Però i 780mila euro annui per 10 anni oggi ci sono, e domani non si sa...

«Non si ha certezza di questo contributo nel tempo, perché legato alle Finanziarie. Se dagli anni '90 ad oggi le fusioni in tutta Italia sono state solo 150, un motivo ci sarà: non ci sono dati positivi per quanto riguarda le economie di scala. E comunque i soldi che arrivano non possono ricadere con equilibrio su entrambi i territori, basti pensare che Montecreto ha 60 km di strade e Lama 140. E poi ci sono problemi di fondo di rappresentanza e interfaccia».

Quali?

«Non si può inserire nello Statuto una clausola che dica metà del Consiglio è di Montecreto e metà di Lama. Si dice che ci sarà un accordo di buonsenso sulle cariche, ma poi si passa sempre dalla strettoia dei voti di preferenza che si possono reperire sul territorio. Ed è chiaro che Lama, con 2.700 abitanti, sarà sempre più decisiva di Montecreto con 930. A livello di interfaccia, col Comune fuso anche se gli uffici saranno potenziati, una delle due parti perderà il riferimento primario: il sindaco, che purtroppo per lui a volte è anche uno sfogatoio per ogni genere di questione».



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