In 300 per dire addio a Bedostri
Montecreto. Da tutta Italia al commiato pubblico del “Mourinho dell’equitazione”
MONTECRETO . Una folla di quasi 300 persone, da tutta Italia, ieri a Montecreto ha dato l’ultimo commosso saluto a Tiziano Bedostri, il maestro di equitazione morto domenica in un terribile incidente sulla Nuova Estense a San Dalmazio. La chiesa di San Giovanni (presenti anche i sindaci Leandro e Marco Bonucchi, Gian Domenico Tomei e la consigliera regionale Luciana Serri) non è bastata a contenerla: in tanti sono rimasti sul piazzale, dove delle sue allieve hanno portato anche due dei suoi adorati cavalli.
Dopo il funerale privato di giovedì, la famiglia ha voluto questo momento per dare modo ai tanti che l'amavano di lasciare un pensiero. A partire dal salesiano don Luca Indraccolo, venuto da Milano per la celebrazione (col parroco don Luis) “perché - ha spiegato - Tiziano è stato uno dei miei grandi maestri di vita da quando l’ho conosciuto nel 1999 in Val d’Aosta”. Lo ha ricordato leggendo brani dal libro “Di passo in passo” (Edizioni Artestampa), che Bedostri aveva scritto con grande profondità sul viaggio compiuto nel 2014 da Sestola alle Cinque Terre. Poi le frasi interrotte dalle lacrime degli allievi Eric, Alice ed Elisa, il commovente canto “Signore delle cime” di Fabrizio Ferrero e il ricordo di Alessandro Silvestri, presidente della Fitetrec, la Federazione Italiana Turismo Equestre: «Assieme abbiamo rilanciato il turismo equestre in tutta Italia, per me Tiziano era il José Mourinho dell'equitazione - ha detto - e mi sento un po’ in colpa per quello che è successo: lui a quell’ora era in viaggio per venire con me a Roma a firmare l’accordo con la Regione Sardegna per realizzare un’ippovia di 400 km. Dobbiamo portarla a compimento per lui».
E poi la moglie Piera: «Era un lettore instancabile, di tutto - ha ricordato - e sapeva donare il suo sapere incondizionatamente quando faceva lezione, sentendo le persone e i cavalli. Facevamo anche grandi litigi, ma poi si andava a dormire e senza parole, con un abbraccio e un bacio, passava tutto. Mi ha dato un bacio anche domenica mattina quando si è alzato all’alba: io dormivo ma l’ho sentito. Ora lo vedo come la cellula pulsante di un grande cuore che invia segnali a chi sa ascoltare». Un lunghissimo applauso, poi il corteo e la folla che ha riempito il cimitero per la tumulazione dell’urna cineraria. (dm)
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