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Lo scienziato carpigiano e quel cuore che “rinasce”

Lo scienziato carpigiano e quel cuore che “rinasce”

Mario Notari ha studiato il muscolo cardiaco e le cellule che lo circondano  Il risultato apre nuove frontiere contro l’infarto e per la rigenerazione dei tessuti 

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Capire il punto di transizione, cioè comprendere quand’è che il tessuto cardiaco si possa rigenerare e quando, invece, venga sostituito da una cicatrice. Questo per permettere di produrre farmaci, sempre più su misura e personalizzati utilizzando anche le cellule staminali, per curare patologie come l’infarto al miocardio o malattie genetiche del cuore. L’autore di questa scoperta, dell’avvicinamento, cioè, sempre di più a questo punto di transizione, è lo scienziato carpigiano Mario Notari. Dopo la laurea in Biotecnologie mediche a Modena, Notari è da 15 anni all’estero, prima negli Stati Uniti, poi a Oxford e ora al Centro di medicina rigenerativa di Barcellona, per studiare come attivare meccanismi di rigenerazione in tessuti che normalmente non ne sono provvisti come il tessuto cardiaco. E la scoperta conseguita in seguito alla sua ricerca gli è valsa la pubblicazione sulla rivista specializzata Science Advances.

«Al Cmrb studiamo la rigenerazione dei tessuti - spiega Notari - Partendo da animali particolari che hanno la capacità di rigenerare alcuni organi, cerchiamo di applicare la stessa modalità di ricerca al tessuto umano. In alcuni pesci, gli “Zebrafish”, avviene la rigenerazione cardiaca: si può amputare fino al 30% del loro cuore e questo si riforma in poche settimane. Al Cmr abbiamo voluto verificare se si applica anche nei mammiferi. Così, abbiamo preso un topo appena nato: gli abbiamo procurato una piccola ferita, constatando che si rigenera. Lo stesso meccanismo non avviene su un topo adulto che sostituisce la ferita con una cicatrice. Prima si pensava che la rigenerazione avvenisse entro la prima settimana dopo la nascita. Le mie ricerche hanno dimostrato che questa finestra è molto più limitata e si registra entro i primi due giorni. Capendo dov’è il punto di transizione, cioè quando si forma la cicatrice e quando, invece, il tessuto si rigenera, c’è la possibilità di realizzare farmaci ad hoc per la cura del paziente affetto da infarto al miocardio o malattie genetiche del cuore. Questo agendo sulle impalcature che sostengono le cellule intorno al cuore, il “microintorno”. Si possono infatti sviluppare farmaci che modifichino questo “microintorno” favorendo la rigenerazione» sottolinea lo scienziato carpigiano.

La ricerca effettuata con topi neonati è stata realizzata con la collaborazione dell’Istituto di bioingegneria della Catalogna (Ibec) e dell’università di Barcellona.

Conoscendo la finestra temporale di rigenerazione del tessuto cardiaco sarà possibile lo sviluppo di nuovi studi che consentiranno di conoscerne in profondità i meccanismi responsabili. Una speranza, dunque per sviluppare nuove terapie contro malattie cardiovascolari grazie alla medicina rigenerativa.

Serena Arbizzi

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