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Droga: a Modena Est una caverna-deposito nel parco del laghetto

di Stefano Totaro
Droga: a Modena Est una caverna-deposito nel parco del laghetto

Il nascondiglio per le dosi dello spaccio è vicino ad alcune panchine del parchetto di Modena Est dove i pusher ricevono i clienti. I residenti sono esasperati: ogni giorno c’è una banda che spaccia

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MODENA. La caverna della droga. A Modena Est, nel Parco del laghetto. È dietro all’ufficio dove in turni di due o tre ore, a seconda delle esigenze del giro d’affari, il personale gestisce le vendite di marijuana e di cocaina. Non ci si può sbagliare perché una volta abbandonati i sentieri ufficiali dove per tutta la giornata i residenti, le famiglie, i ciclisti, gli amanti del verde vanno avanti e indietro, c’è in pratica una unica pista che la raggiunge.

La si nota perché l’erba, come sempre un po’ alta, è calpestata e segna quindi il passaggio, il percorso di chi raggiunge l’ufficio vendite, ovvero il gruppo di panchine di legno, e infine va e viene dalla caverna. Una caverna, una grotta, perché l’ingresso a questo gruppo di cespugli, alberi, rovi ricorda proprio un tunnel nel verde e in effetti se si entra ci si trova in un anfratto ombreggiato dove si è isolati dall'esterno: è qui che c’è il deposito salva-arresto degli spacciatori, il luogo dove sono nascoste, interrate o coperte da rami e foglie le dosi, intere o mezze a seconda delle possibilità del cliente.

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Chi spaccia non deve mai farsi trovare con droga addosso, intasca: la deposita nel verde, negli anfratti, è così in tutti i luoghi di spaccio. Il commercio è evidente, di solito inizia al pomeriggio, a volte si protrae verso sera. I residenti sanno e hanno segnalato più volte, non per niente i carabinieri, quale che giorno fa, hanno arrestato due del giro, trovati in auto, una Multipla, a Modena Est con cocaina. Ma il team non è stato affatto smantellato.

«Si tratta di tunisini dai venticinque ai trent'anni. Spesso arrivano e anche se ne vanno dal retro del laghetto, dove ci sono le recinzioni che proteggono dalla ferrovia. Questi le hanno già forzate e in pratica c’è il passaggio da una parte all’altra della città».

Sono quei passaggi di cui la Gazzetta si è più volte occupata: dall’altro lato, quello dove termina via Santa Caterina e dove si estende Saliceto Panaro, c’è il ristorante abbandonato che, come hanno segnalato i residenti, è un rifugio notturno ma soprattutto una base, un deposito per merce rubata e ovviamente luogo utile per chi spaccia.

«Vengono da là - spiega chi lavora presso i laghetti - alcuni sono vecchie conoscenze, pluripregiudicati. Altri sono nuovi. C’è anche chi fa la vedetta su una montagnola, poi dove ci sono le panchine, sotto agli alberi, avvengono le consegne. Il giro è ormai consolidato: i clienti arrivano in auto dalla strada, tra le case, scendono e sono già al parco. È l’acceso più rapido ma anche il più evidente, Oppure lasciano la macchina accanto al sottopassaggio di via Divisione Acqui, da lì parte una pista ciclabile parallela alla tangenziale che arriva direttamente alle panchine e al nostro laghetto».

«Spesso sono riuscito ad intervenire direttamente - spiega un residente - dicendo a chi viene a comprare che avremmo fatto le foto alle targhe e le avremmo diffuse sui social, ai media e alle forze dell’ordine. Questi sono scappati via subito. Ma non è una soluzione definitiva».

La preoccupazione è alta anche perché presto inizieranno i centri estivi e la zona sarà molto frequentata da giovanissimi e allele famiglie, e quando c’è parecchia gente gli scambi di droga sono più facili perché si confondono tra le varie presenze.
 

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