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Lavoro e fatturati sempre in ascesa

Lavoro e fatturati sempre in ascesa

Dopo i fallimenti, le imprese strutturate hanno retto e aggrediscono il mercato

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Il terremoto economico, quello che ha colpito un territorio “che produceva il 2% di Pil nazionale” ha dato anche una svolta oggettiva alle imprese più strutturate. Perché se sul campo sono rimasti tanti artigiani - inizialmente stritolati dai pagamenti lunghi o dalle mancate liquidazioni per i lavori subappaltati da aziende con i conti traballanti e poi sparite - le grandi industrie hanno potuto e saputo innovare. I soldi della ricostruzione hanno spinto i manager a investire, scegliendo macchinari nuovi, esplorando mercati internazionali, puntando su ancora maggiore qualità nelle nicchie di mercato in cui eccellono. Lo hanno potuto fare anche grazie a dipendenti appassionati, che hanno sopportato di delocalizzare il loro lavoro, stringendo i denti, facendo sacrifici. Anteponendo addirittura il posto di lavoro agli interessi familiari. Ma chi è sopravvissuto alle scosse economiche è stato premiato.

Gli occupati sono in crescita (dai 419.900 nel giugno 2012 ai 423.769 del giugno 2017: quasi 3.900 addetti in più), incremento dell’export di 3 miliardi e un valore aggiunto del sistema produttivo, cioè il Pil calcolato in valore di beni e servizi riferiti alle aziende (differenza tra costi e ricavi) che registra un andamento migliore rispetto al dato regionale: +2,1% contro +1,8% tra il 2016 e il 2017.

Sei anni dopo i numeri dicono quindi che l’area del cratere - dove si produce circa il 2,5% del valore aggiunto nazionale e 27% di quello regionale - corre più veloce di prima, con fabbriche, capannoni e strutture nuove, più sicure ed efficienti. In una ricostruzione che ha visto tutti i progetti relativi alle imprese ottenere il decreto di concessione da parte del Commissario delegato dal Governo, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, per un totale di 1,9 miliardi di euro di contributi, di cui 1,1 miliardi liquidati. A oggi, finanziamenti sono andati a oltre 10 mila attività economiche, di cui 7mila commerciali - negozi, uffici, botteghe artigiane, depositi all’interno dei centri urbani - e oltre 3mila strutture produttive (industriali, artigianali, agricole, commerciali e di servizi).

«L’economia - commenta Bonaccini - in cui si produceva una quota consistente della ricchezza del Paese, dopo soli sei anni cresce a ritmi superiori rispetto a prima del sisma e della stessa economia regionale, evidenziando un tessuto produttivo sano, più sicuro e ancora più competitivo. E non dimentichiamo che gli stabilimenti erano crollati, gli impianti erano fermi». (fd)

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