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Modena, migranti mobilitati: «Fermate il Cpr e più diritti per noi»

di Gabriele Farina
Modena, migranti mobilitati: «Fermate il Cpr e più diritti per noi»

Stranieri in assemblea, supportati da varie associazioni Emersi problemi burocratici e non solo. Si prepara un corteo

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MODENA. No al Centro per i rimpatri, sì a più diritti per i migranti. È forte la protesta levatasi ieri pomeriggio in piazza Cittadella all’assemblea “Per una libertà senza paure”. Organizzata da oltre dieci sigle, rappresenta una tappa del percorso verso un’ampia manifestazione a Modena davanti alla Prefettura entro i prossimi due mesi. Il luogo rappresenta uno Stato da loro distante, quasi un ostacolo alla capacità di autodeterminarsi. I migranti chiedono un lavoro, ma devono attendere mesi se non anni per un permesso di soggiorno o un documento che possa aprire le porte dell’occupazione.

Sono oggetto di attacchi xenofobi e temono l’apertura del Centro per i rimpatri (Cpr) nell’ex Centro d’identificazione ed espulsione. Come sostenuto da un ragazzo proveniente dal Mali, «è inaccettabile che le persone vadano in prigione senza aver commesso un crimine, ma per il solo fatto di esistere». «Se non ci vogliono in Italia ci aprano la porta per andare via dal Paese», ha aggiunto un giovane, sollevando l’applauso degli oltre settanta presenti. Nel suo mirino sia la politica («viviamo un inferno e loro lo sanno») sia i giudizi discriminatori («andate voi nei centri di accoglienza, prendete 2,50 euro al giorno e vedete che significa»). I migranti sono supportati da cittadini, comitati e associazioni, tra cui l’Asgi. La sigla (acronimo di Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) è già in prima linea a Modena.

Per esempio, è intervenuta quando una donna giunta dalla Nigeria s’è dovuta confrontare con una cooperativa del territorio e le forze dell’ordine. «Mi hanno trattata come una criminale quando semplicemente lottavo per i miei diritti», ha sostenuto ieri la madre. «Se non avesse incontrato Melissa sarebbe finita in un Cie - ha ricordato ieri Mattia, modenese doc - e il bambino le sarebbe stato tolto. Le è stato detto di lasciare la struttura, ma grazie a Massimo Cipolla dell’Asgi è riuscita a rimanere».

«La mamma è un esempio di persona costretta a non avere paura - ha spiegato Melissa, la donna che l’ha aiutata - anche se il pocket money arriva in ritardo e non l’è riconosciuta la residenza». «In alcuni casi è servita la diffida giudiziaria per ottenerla», ha ribadito Mattia. La solidarietà è una colonna dell’incontro tra culture. «Non sapevo che tanti italiani fossero amici di migranti», ha riconosciuto un ragazzo maliano. «Alla manifestazione vogliamo i migranti davanti - ha fatto eco Paola del Coordinamento migranti Bologna - ma dietro ci devono essere gli italiani».

Per la giovane «l’accoglienza è una condanna per i migranti». «La strada per andare in Francia è pericolosa, ma siamo costretti ad andare», ha aggiunto Mohamed Camara, referente dell’associazione Asahi. Il richiedente d’asilo di origine maliana era presente mercoledì scorso all’assemblea del Muratori-San Carlo sull’integrazione come molti giovani, italiani e stranieri. Il fronte intende proseguire compatto verso la manifestazione di Modena. «Lotteremo perché il Cpr non sarà aperto», ha annunciato Babacar Ndiaye, referente dell’associazione Cheick Anta Diop.
 

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