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Referendum per la fusione Anche Montecreto dà l’ok

di Daniele Montanari
Referendum per la fusione Anche Montecreto dà l’ok

Il Consiglio comunale approva. In autunno si andrà al voto per l’unione con Lama Il sindaco Bonucchi: «Giusto che siano i cittadini a decidere il futuro dei Comuni»

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MONTECRETO . Adesso è ufficiale: si andrà a referendum in autunno sulla fusione Montecreto-Lama Mocogno.

Dopo il mancato quorum di lunedì, venerdì sera e ieri mattina Montecreto ha dato il via libera alla richiesta alla Regione con doppia votazione all’unanimità (assente solo l’assessore Manuela Nucci). Sarà il primo referendum di questo tipo in provincia.

Sindaco Leandro Bonucchi, è stato un po' complicato a Montecreto, ma ora si va a referendum...

«Abbiamo rimesso ogni decisione allo strumento più democratico che la nostra Costituzione ci abbia dato: saranno i cittadini a decidere se continuare a vivere nel Comune singolo o se avviare lo sviluppo verso un ente più forte e stabile».

Cosa risponde all'analisi di Maurizio Cadegiani per il Comitato del No?

«A differenza di quanto sta tentando di propagandare il Comitato capeggiato, guarda caso, dall’ex sindaco che ha perso le scorse elezioni e poi si è dimesso da consigliere, la fusione non cancella i Municipi ma li fa rivivere in una nuova veste. Cadegiani sta politicizzando in modo manipolatorio un’azione territoriale completamente apolitica, tentando di fare leva sull’emotività delle persone, confondendole con terminologie sbagliate e accuse infondate, per non dire illogiche».

Ma ci sono le differenze geografiche o no?

«È assurdo dire che due territori contigui, e privi di barriera, non siano simili. I confini sono meramente politici: abbiamo la stessa geomorfologia, la stessa storia, le stesse tradizioni, le stesse famiglie distribuite sui due Comuni e lo stesso tipo di turismo, tanto che lo Iat del Cimone ha uffici in entrambi i Municipi. Mi stupisce che a fare queste osservazioni sia un cittadino di Lama che ha avuto ruoli politici su Montecreto. Non esistono un Frignano basso né uno alto: sono distinzioni create ad hoc per una proposta di Unione del 2014 mai presa in considerazione dagli Enti superiori».

Perché lei sostiene con forza la fusione?

«Se continuiamo a perdere popolazione è perché la gente va a cercare altrove condizioni di vita decorose. Per far sopravvivere l’identità culturale locale bisogna essere capaci di garantire uno stato di benessere ai cittadini, il welfare. Possiamo farlo solo con un piano di sviluppo basato su infrastrutture e servizi, urbanistica, viabilità, un’efficiente organizzazione amministrativa, una valida programmazione economica, commerciale e turistica. La fusione è la chiave di tutto questo, perché permetterebbe ancora di accedere a risorse garantite».

Ma non è un po' tardi arrivarci a fine mandato?

«Io propongo la fusione come mezzo di sviluppo dal 2015, quando ho incontrato pareri restii. Per la prima volta nel 2017 mi sono trovato un Comune contiguo, Lama Mocogno, fermo nella condivisione di questo obiettivo: perché non procedere? Ricordo peraltro che Cadegiani fece la sua proposta di Alto Frignano nel 2014, quando era anche lui a fine mandato. Non esiste un momento giusto o sbagliato per fare una proposta costruttiva che faccia uscire dall’immobilismo in cui abbiamo vissuto per anni. Ora possiamo scegliere: chi ci garantisce che in futuro la fusione non ci sarà imposta?».

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