Gazzetta di Modena

Modena

Un gruppo per insegnare il dialetto ai più giovani

di Alfonso Scibona
Un gruppo per insegnare il dialetto ai più giovani

L’idea di alcuni sassolesi con “Qui dal treno dal cocc” per tutelare la tradizione Turrini, promotore del progetto: «Non vogliamo che questa lingua scompaia»

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Come portare avanti la tradizione del dialetto, che nei giovani sta scomparendo nel parlare comune? In città si è formato un gruppo di sassolesi doc che vogliono proporsi come continuatori, in questo caso del dialetto sassolese.

«Ci siamo trovati in un gruppo di amanti di storia locale, tradizioni sassolesi e così via - dice Carlo Turrini, uno dei promotori - e molti tra noi si sono accorti che il dialetto pian piano sta scomparendo, già i nostri figli faticano a capirlo. Cercheremo anche di tutelare la tradizione per scrivere il dialetto, oltre che capirlo e insegnarlo. Questo per permettere ai nostri figli di tramandarlo alle generazioni future. Mi hanno chiesto una mano per organizzare un’associazione e il consiglio che ci è stato dato è quello di aderire a una realtà già esistente sul territorio che si occupa ad ampio raggio anche di queste tematiche. L’idea è sviluppare un gruppo che cerchi di creare delle iniziative tese alla promozione del dialetto senza la pretesa di raggiungere la perfezione».

Qual è l’associazione che esiste già di cui ha parlato? «Noi abbiamo pensato di aderire all’associazione “Qui dal treno dal cocc”, che da anni opera sul territorio con iniziative dialettali, di tradizioni, di storia locale. Noi volevamo occuparci di questo e anziché creare un’altra associazione e disperdere energie abbiamo deciso di tenere unito il gruppo e curare meglio certe iniziative».

Chi si occuperà di questo saranno appartenenti all’associazione “Qui dal treno dal cocc”.

«Esattamente - conferma Turrini - ci sarà una sezione all’interno che condividerà i percorsi dell’associazione e proporrà delle iniziative nuove, poi si vedrà chi vorrà sposare i progetti che abbiamo su questa cosa. L’approccio che noi vogliamo dare al dialetto è nuovo, mai tentato. Non vogliamo fare i soliti incontri di lettura o le rappresentazioni teatrali che, per quanto siano belle, sono riservate agli addetti ai lavori, a qualcuno che già lo conosce, capisce e apprezza. Il tentativo è quello di richiamare il dialetto nelle nuove generazioni, sia ai bambini sia a quelli della mia età, che alcuni faticano a capirlo, e sarebbe bello fare eventi mirati a seconda dei soggetti presenti».

Qualche progetto?

«Alcune idee - chiude Turrini - sono un almanacco, un dizionario sugli antichi mestieri, un abecedario, ”al sillabari”. Un’altra iniziativa è di organizzare dei corsi di dialetto, con dettati che dovranno essere trascritti in italiano in simultanea. Il primo passo è infatti cercare di capirlo ascoltandolo, il secondo passo il parlarlo e l’ultimo arrivare a scriverlo».



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