Il Fai punta sui tesori dell’appennino modenese
ZOCCA . Dal Fondo Italiano per l’Ambiente di Modena (Fai) spiegano che «prosegue la valorizzazione dell’Appennino, progetto portato avanti dalla nostra associazione dell’Emilia Romagna insieme agli...
ZOCCA . Dal Fondo Italiano per l’Ambiente di Modena (Fai) spiegano che «prosegue la valorizzazione dell’Appennino, progetto portato avanti dalla nostra associazione dell’Emilia Romagna insieme agli enti locali e agli altri del territorio».
A parlare è Vittorio Cavani, vicepresidente giovani imprenditori di Confindustria Emilia Romagna e capodelegazione Fai Modena: «Il nostro impegno in Appennino va avanti da ormai cinque anni, perché siamo all’intero di “Apperò” acronimo che sta per Appennino Emilia Romagna. Realizziamo, come altre delegazioni Fai in regione, numerose iniziative. Il cartellone prevede il prossimo 16-17 giugno un trekking per tutti sulla via Montese-Fanano mentre in settembre si potrà andare a visitare Montebonello di Pavullo e la vicina fabbrica del croccante. Valorizziamo il nostro Appennino che è meraviglioso: alla iniziativa di domenica scorsa hanno partecipato una cinquantina di persone alla scoperta di luoghi bellissimi e non da tutti ancora conosciuti a sufficienza».
Cavani si riferisce alla “gita” che una cinquantina di aderenti al Fai - ci si può iscrivere e consultare sul sito www.fondoambiente.it - ha compiuto domenica scorsa nei siti Samone di Guiglia con il castellino delle Formiche e Montalbano di Zocca dove si sono visitati il quattrocentesco castello e la gentilizia villa Caula. Il viaggio del Fai si è snodato a partire appunto da Samone con il suo castello citato per la prima volta in un documento del 1048. Al tempo degli Estensi qui dominavano i Montecuccoli e in seguito i Pio di Carpi: il sito è rimasti praticamente quello di quei lontani tempi, con accesso caratterizzato da un sottopassaggio con portale ad arco di metà quattrocento.
Nei pressi di Samone i visitatori Fai sono andati anche al Castellino delle Formiche, uno dei “nidi d’aquila” dei Malatigni, potenti signori feudali che avevano fissato il centro del loro potere in alcune rocche alla base dei Sassi di Roccamalatina. Il passaggio successivo del Fai è stato a Montalbano, con il borgo e il castello citati per la prima volta in un atto del 1186 quando vennero coinvolti nelle aspre lotte tra Modenesi e Bolognesi. Con il dominio Estense a Modena e fino al 1629 Montalbano fece parte dell'antica “Podesteria di Montetortore”, una sorta di area di confine con lo Stato Pontificio, governata direttamente dalla “Camera Ducale” per il tramite di un alto funzionario nobile. Qui c’è anche una splendida chiesa piena di opere d’arte: Santa Maria Assunta che presenta sull’altare una preziosa Annunciazione di primo Quattrocento. Terza e ultima tappa del viaggio in Appennino è a villa Caula, megastruttura di stile toscano con ampio scalone e un fronte alto ben trenta metri.
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