Processo Aemilia, «Gibertini, conclamati legami con la cosca»
La ricostruzione della Dda sulla estorsione commissionata al clan: «Falsa cessione di credito»
REGGIO EMILIA. «Non si capisce come Gibertini, dopo che uno stuolo di avvocati e commercialisti invidiabile e che tutti vorrebbero avere non fosse riuscito a riscuotere il credito dovuto, rivolgendosi a Silipo, invece, magicamente ci sia riuscito».
Con questa affermazione intrisa della ormai consueta ironia il pm Marco Mescolini ha inteso smontare ieri in aula, durante la sua requisitoria, la tesi difensiva di Gino Gibertini. Si tratta dell’amministratore delegato della nota azienda del settore petrolifero, Fratelli Gibertini Fu Gino, nonché volto conosciuto dello sport geminiano: ex campione della Panini in serie A, in passato presidente del Modena Volley ed ex socio del Modena Calcio.
L’accusa ha sostenuto come l’imprenditore non avesse banalmente ceduto un credito che non riusciva a riscuotere in cambio di 5.000 euro. Ma che quei 5.000 erano la parcella dell’estorsione. «Era ben consapevole con chi avesse a che fare e che i metodi di Silipo, dalla chiara impronta mafiosa nell’estorcere denaro tramite minacce - spiega sempre Mescolini - sarebbero stati più efficaci di quelli legali per rientrare del denaro che gli spettava».
Per l’imprenditore modenese, imputato ad Aemilia per estorsione in concorso con Nicolino Sarcone e Antonio Silipo, già condannati in primo grado e considerati personaggi di spicco della ’ndrangheta emiliana, il pubblico ministero ha infine chiesto una delle condanne più pesanti si siano sentite in aula: 17 anni di reclusione e 10mila euro di multa. Una pena che si giustifica con quanto prevede il codice penale, che punisce duramente le estorsioni, anche più del concorso esterno dei Bianchini, figurarsi se fatte servendosi della ’ndrangheta.
Gibertini, infatti, - secondo la Dda - tra marzo e luglio 2012, con l’intervento di Silipo, ha recuperato 25mila euro, fatti sborsare ad un altro imprenditore, Renzo Melchiorri. Il quale aveva un debito di 51mila euro verso Gibertini, che non era mai riuscito a riscuotere.
L’accusa insomma è che Silipo abbia estorto a Melchiorri 20mila euro di cambiali e un assegno da 5mila euro - con metodi mafiosi - per poi consegnarli a Gibertini.
Mescolini ha poi ripercorso anche i legami tra l’altro Gibertini dell’indagine - Marco, giornalista carpigiano - Mirco Salsi, imprenditore reggiano, e Silipo. Ricordando come Gibertini «era più che consapevole di chi fosse Silipo, e quali modi da ndranghetista utilizzasse per minacciare ed estorcere denaro, come ne era a conoscenza Salsi, molto prima che quest’ultimo arrivasse a denunciare Silipo, nel luglio 2013, perché completamente soggiogato ed intimorito da lui».
«Il coinvolgimento di questa gente con la cosca è sconvolgente, e se l’ ‘Ndrangheta avesse avuto le magliette, Marco Gibertini l’avrebbe di sicuro indossata», ha concluso sarcastico il pubblico ministero.
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