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Valtellina, quando fare vino è impresa eroica

di RICCARDO PADOVANI
Valtellina, quando fare vino è impresa eroica

La Valtellina è la parte della Lombardia che va dalla zona a nord del lago di Como fino alla Svizzera ed è famosa, oltre che per le bresaole e per i suoi formaggi, anche per la produzione di ottimi...

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La Valtellina è la parte della Lombardia che va dalla zona a nord del lago di Como fino alla Svizzera ed è famosa, oltre che per le bresaole e per i suoi formaggi, anche per la produzione di ottimi vini.

La D.O.C.G. Valtellina Superiore comprende i comuni in provincia di Sondrio ed è divisa in cinque sottozone: Valgella, Inferno, Grumello, la piccolissima Maroggia e la più vecchia e forse famosa Sassella.

I terreni alle pendici delle Alpi hanno portato i viticoltori, a creare terrazzamenti per avere più superficie coltivabile a disposizione e hanno trasformato la viticoltura da convenzionale ad eroica.

I vigneti eroici sono sparsi in tutta Italia e sono caratterizzati per la grande fatica e impegno necessari alla loro coltivazione ed alla raccolta delle uve da parte dei vignaioli che operano senza l’ausilio di macchinari.

Nella zona di Chiuro nel 1885 Pietro Balgera fondò le omonime cantine e negli anni a seguire i suoi eredi si impegnarono a migliorare gli strumenti e le tecniche di produzione per arrivare oggi a fare vino mantenendo sempre vive tipicità e tradizione.

Una particolare menzione merita il Valtellina Superiore Sassella Riserva 2005, prodotto da questa azienda con uva chiavennasca, un particolare clone di nebbiolo già ampiamente diffuso nell’area dal XVI secolo.

Il vigneto, in zona Triasso, è esposto a sud a un’altitudine che va dai 350m ai 700m slm e gode grazie a questa combinazione dell’esposizione per tutta la giornata al caldo sole della montagna e di una buona escursione termica durante la notte, fattori che daranno al vino tono e freschezza.

La resa per ettaro è bassa, pari a 70q, e il terreno a scheletro grosso è composto per lo più da sassi e rocce che conferiscono ai vini carattere minerale.

Le uve dell’annata 2005 sono state vendemmiate dalla seconda metà di ottobre e vinificate in acciaio utilizzando solo lieviti indigeni con una macerazione di circa 15 giorni al termine della quale il vino è stato messo in affinamento, dove per disciplinare dovrebbe restare un minimo di 36 mesi e che nel caso dell’azienda Balgera, come si nota dall’anno dell’etichetta uscita da poco, si prolunga “fino a quando serve”.

I riflessi granati tipici del nebbiolo non lasciano dubbi sull’identità dell’uva di origine di questo vino.

Al naso spiccano i profumi di lampone e ciliegia che vengono presto sovrastati da sentori più evoluti di amarena sotto spirito, prugna matura e rosa appassita fino a lasciare spazio ai terziari da affinamento con la complessa speziatura e gli aromi di tabacco da pipa, cuoio, cacao e liquerizia.

Al gusto ritroviamo note di pepe nero, una piacevole freschezza (malgrado i 13 anni di vita), un tannino ben equilibrato e una buona sapidità, che bilanciano egregiamente il grado alcolico (13%), la grande complessità e la lunga persistenza.

Il vino si abbina bene a piatti strutturati a base di carne di animali selvatici, a formaggi stagionati ed ai gustosi pizzoccheri valtellinesi.

I vini di Balgera si possono acquistare sui principali canali di vendita on line oppure visitando direttamente la cantina per un coinvolgimento a 360 gradi.

ilvinovago@gmail.com.

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