Ambrosini a Modena: «Immigrati, il Cpr non è la risposta Siano espulsi i pericolosi»
Lettura Gorrieri: Il sociologo Maurizio Ambrosini ha smontato numerosi stereotipi sul tema degli stranieri
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MODENA «Alziamo l’asticella della tutela dei diritti anche per chi è trattenuto in un Cie». Maurizio Ambrosini, sociologo dell’immigrazione dell’università di Milano, è intervenuto giovedì pomeriggio a Palazzo Europa. A margine, il docente ha risposto a una domanda sul Centro d’identificazione ed espulsione (Cie) che sarà trasformato a Modena in un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr). «Sono peggio del carcere - ha ripreso Ambrosini - perché privi di servizi sociali, attività educative, forme di gestione del tempo libero, possibilità di studio». Il sociologo ha invitato a «limitare le espulsioni ai casi meritevoli di persone pericolose, dimesse dal carcere per problemi seri e concentrare su di loro il costo, l’impegno organizzativo del trattenimento invece di colpire in modo casuale e crudele». L’ospite ha smontato vari stereotipi. «In Italia i nostri governi hanno varato 7 sanatorie in 25 anni - ha spiegato il docente - a cui si devono aggiungere altre minori o nascoste. La sanatoria legata alla Bossi-Fini ha sanato oltre 600mila persone, quella del decreto Maroni ha portato a 300mila regolarizzazioni. Li abbiamo fatti entrare noi».
Indicato Berlusconi come «il maggiore regolarizzatore d’Europa», Ambrosini ha aggiunto che in Italia non si chiede il visto «a persone provenienti da 50 Paesi del mondo» perché i governi «mentre chiudevano gli ingressi a sud aprivano quelli verso ovest». Nell’elenco dei Paesi con maggiore immigrazione in Italia figurano nell’ordine Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina e Filippine. Parlando di numeri, Ambrosini ha mostrato le cifre per contrastare la paura. Gli immigrati aumentano in modo drammatico? «No, sono stazionari: cinque milioni e 500mila persone (circa il 9% della popolazione)». Soprattutto richiedenti asilo? «No, famiglie. I richiedenti asilo sono marginali, 350mila (meno del 7% del totale)». Vengono dall’Africa e Medio Oriente, sono uomini e musulmani? «No, sono soprattutto europei, donne e cristiani». Soprattutto rifugiati? «No, sono il sei per mille della popolazione». Una “palla al piede” per il welfare? «No. In Italia due milioni e 400mila immigrati pagano le tasse e portano risorse, per cui lo Stato italiano riceve da loro più di quanto spende per loro. Idem per il sistema sanitario». Arrivano soprattutto con gli sbarchi? «No, sono la forma più visibile e drammatica, ma in realtà più monitorata. Il principale canale è il visto turistico». Soprattutto poveri? «No, di classe intermedia: per viaggiare occorrono risorse» Le soluzioni sono da ricercare a più livelli, dall’Onu «che deve costruire un minimo d’intesa, per esempio alle quote per Paese» all’Unione Europea «che non può avere regole stringenti sul latte ed essere flessibile nei diritti umani». L’Italia deve trovare «un equilibrio tra la difesa delle frontiere e gli obblighi internazionali verso i rifugiati e i diritti umani, inclusi i ricongiungimenti familiari», evitando generalizzazioni e ricordando che «se oggi si negano i diritti ai più deboli, come i richiedenti asilo, domani si cominceranno a negare a qualcun altro». Ambrosini ha poi detto che «la provincia modenese è dinamica, per cui più immigrati hanno lavoro più benessere c'è per i locali».
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