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Auto brucia, è allarme Conducente in salvo: «Sono stato rapito»

di Stefano Totaro
Auto brucia, è allarme Conducente in salvo: «Sono stato rapito»

Un 23enne partito dalla Puglia trovato legato con dei lacci La polizia valuta la denuncia per simulazione di reato

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Sei, settecento chilometri dalla Puglia alla dogana di Campogalliano per colpa di una fidanzata che lo aveva abbandonato. Un cuore infranto che sale in macchina e cerca nella lontananza, nella fuga dalla città di Canosa in provincia di Bari che troppo gli ricordava il suo amore, una cura ai suoi mali. Ma anche un rapimento: due persone di colore che si arrabbiano con lui nonostante le pene d’amore, e per un ammanco di soldi lo prendono, gli legano mani e piedi per poi arrivare fino dalle nostre parti, guidando fra l’altro la sua auto, una piccola Toyota Aygo, Non solo: i due hanno parcheggiato sotto ai piloni della Tav, in via Barchetta, e hanno dato fuoco a lui e all’auto, come i gangster più spietati. Storie ai confini della realtà, tra immaginario e qualche disturbo, che un 23enne pugliese ieri mattina ha raccontato alle forze dell’ordine, dai vigili del fuoco che lo hanno trovato accanto all’auto che bruciava, al personale del 118 che lo ha portato a Baggiovara, dagli uomini della squadra mobile che lo hanno interrogato. Il quadro complessivo, per le condizioni dello stesso 23enne, che da qualche tempo si sottopone alle cure di uno psichiatra e di uno psicologo, è molto fumoso. Un fumo molto reale era però quello che ieri mattina, verso le 7.30 ha fatto scattare l'allarme alle forze dell’ordine: veniva dalle ferrovie il cui personale sui treni in transito per Campogalliano, aveva avvisato la centrale per aver notato una colonna di fumo che invadeva i binari nelle vicinanze della dogana e che veniva da sotto i piloni dell’Alta velocità . Anche un passantye, dopo aver sentito un botto, aveva chiamato le forze dell’ordine. Quando i vigili del fuoco e la Municipale si sono portati in via Barchetta, nelle vicinanze del ristorante, hanno trovato il 23enne in stato confusionale, cosciente e l’auto che bruciava. Aveva dei lacci delle scarpe attorno alle caviglie e ai polsi. È in questa fase della giornata che ha raccontato del rapimento e della volontà dei suoi aguzzini di volerlo bruciare sotto al ponte. Non c’erano taniche di benzina né altri contenitori sospetti. Il giovane, che lavora come fattorino presso una farmacia, viene portato in ospedale, non è ferito. La Scientifica intanto ha iniziato a passare al setaccio la zona e l’auto. Alla Mobile, una volta in ospedale, il ragazzo ha raccontato della crisi dovuta alla fidanzata che non lo voleva più , poi è subentrato il racconto del rapimento da parte dei due di colore e infine l’ammissione di essere partito verso le 21, di aver guidato a lungo, e dopo parecchie ore di avere avuto sonno. Per non rischiare, ha riferito, è uscito a Campogalliano rifugiandosi in campagna sotto ai piloni.

Gli investigatori ipotizzano, essendo il ragazzo un forte fumatore, che l’incendio si sia innescato casualmente da un mozzicone di una sua sigaretta, la brace ha attecchito sui seggiolini e da qui il rogo. A questo punto lui, probabilmente perché si vergognava di quanto era accaduto, ha raccontato la storia del rapimento. Una equipe medica lo ha visitato e dalla Puglia intanto sono partiti i genitori per giungere a Modena e riportare il loro figlio a casa. Allo stato attuale, viste le condizioni del 23enne, la squadra mobile non ha avanzato alcuna denuncia; valuterà se formularne una per simulazione di reato.

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