Firem: «Gli operai sapevano»
Formigine. I fratelli Pedroni: «Trasferirsi in Polonia era l’unico modo per pagare i debiti e non fallire»
FORMIGINE. «Trasferirsi in Polonia? Era l’unico modo per pagare i debiti».
Così i fratelli Pedroni, imputati per bancarotta fraudolenta, hanno risposto davanti al giudice nel processo Firem, l’azienda, con una quarantina di dipendenti, che nell’agosto del 2013 chiuse i battenti trasferendosi nell’est Europa. I due titolari, difesi dall’avvocato Luca Pastorelli, hanno spiegato le motivazioni di quella scelta che suscitò grande clamore mediatico, poiché si era concretizzata nel periodo delle ferie estive. Il trasferimento del compendio di mezzi produttivi, hanno detto, è avvenuto per portare l’attività in un contesto che consentisse di produrre reddito. Nel dettaglio hanno spiegato come la Firem non avesse più la capacità di produrre reddito in Italia, perché la situazione era gravissima. Le alternative erano fallire - e non pagare i debiti - oppure cercare di delocalizzare per ritrovare redditività, in modo da pagare anche i debiti pregressi e quindi i fornitori. Hanno aggiunto anche come i beni della Firem in Italia non avessero più valore, pezzi di ferro che rappresentavano addirittura un costo per essere smaltiti, in Polonia, invece, sono stati valorizzati in un contesto produttivo più idoneo. La cessione della partecipazione della società polacca ha consentito a Firem di incassare 290 mila euro. I fratelli Pedroni, sulle modalità anomale di trasferimento, si sono difesi affermando che avevano detto a dipendenti e sindacati della delocalizzazione, senza però riferire in quale data sarebbe avvenuta. Per di più hanno spiegato come nel periodo precedente al trasferimento erano arrivati in ditta 14 operai polacchi per imparare il lavoro, dimostrazione di come la decisione era stata palesata a tutti. (gib)
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