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Modena con Rock No War al S. Anna in scena la voglia di cambiare

Modena con Rock No War al S. Anna in scena la voglia di cambiare

Silvia Mezzanotte e le High Heels sul palco per i detenuti «La musica può aiutare a sentirsi liberi, anche qui dentro»

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MODENA. Al Sant’Anna va in scena la voglia di cambiare. Danza nell’aria tra gli acuti di Silvia Mezzanotte, si trasmette con le note della Sing Sing Band, è avvolgente con l’esibizione delle High Heels. Giovedì pomeriggio il carcere ha ospitato il sesto concerto del progetto “Rock is free(dom)”. «Davvero una bellissima iniziativa», ha commentato l’ospite d’eccezione, ex cantante dei Matia Bazar. Mezzanotte era stata nella prigione di Torino, ma l’esperienza modenese l’ha colpita particolarmente «per la gioia di vivere e il progetto riabilitativo della band». Sul palco, lei è stata un amplificatore di gioia interpretando successi del gruppo italiano due volte vincitore di Sanremo e brani da solista. Il massimo coinvolgimento, tuttavia, lo ha raggiunto improvvisando un duetto con il pubblico.

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Donne e uomini la cui quotidianità si svolge dietro le sbarre, ma i cui animi sono volati liberi, sia pur per pochi minuti. La band l’ha fatta quasi commuovere poco dopo. Dapprima, Christian ha magnetizzato l’attenzione di tutti con la sua canzone “Ragazzo instabile”. In seguito, i componenti hanno movimentato l’atmosfera con il ritmo rap. La tappa del progetto “Rock No War” aveva un tocco rosa in più grazie alle High Heels, band al femminile le cui componenti vivono su una sponda e l’altra del Secchia. Accompagnate dalla manager Francesca Mercury, le cinque ragazze hanno reinterpretato successi classici prima di dividere il palco con Mezzanotte e la band Sing Sing per un’esibizione di gruppo. L’avventura le ha trasformate.

«Una bellissima esperienza che ricorderò per sempre - ha sottolineato la cantante Sabrina Sotgiu - perché mi è bastato varcare la soglia d’ingresso del carcere e toccare con mano le sbarre per rendermi subito conto di quanto la libertà sia senza alcun dubbio la cosa più preziosa che abbiamo. Mentre cantavo cercavo gli sguardi dei detenuti e mi chiedevo, al di là di ogni pregiudizio, quali fossero le ragioni che li hanno condotti in quel luogo e che ha cambiato così radicalmente le loro vite. Vedevo i loro sguardi gioiosi e le loro mani battere il tempo, quel tempo che, come per magia, si era fermato, per condurci, con la musica, al di là delle sbarre, liberi di sognare». «Un’esperienza toccante - ha aggiunto la bassista Jenny Rovesti - perché il pubblico è stato molto caloroso e penso che non dimenticherò a lungo l’atmosfera che si è respirata nella sala». Soddisfatte le chitarriste Cristina Scollo e Chiara Terenziani. Per la batterista Maria Veronica Bigliardi è stata un’esperienza strana. «Da una parte ho sentito il senso di oppressione dovuto al luogo - ha concluso Bigliardi, l’unica esentata dai tacchi alti - al tempo stesso ho vissuto la gioia e il trasporto sincero che abbiamo trovato nella platea dei detenuti. È stata un’esperienza fuori dall’ordinario e siamo felici di aver avuto questa opportunità».

Giovedì 21 è in programma il concerto finale con la Sing Sing band al Sant’Anna. Giorgio Amadessi, presidente dell’associazione Onlus Rock No War che cura il progetto, ha già dato disponibilità per organizzare l’iniziativa in futuro. (g.f.)

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