Caleidos: «Pronti a lasciare se non saremo pagati»
La coop che gestisce l’accoglienza migranti potrebbe disertare il nuovo bando «Siamo stanchi di dover sempre anticipare noi tutti i pagamenti, adesso basta»
Troppi ritardi nei pagamenti: ora Caleidos valuta l’uscita di scena. La cooperativa sociale che gestisce l’accoglienza di più persone migranti in provincia potrebbe non presentarsi al bando 2019 o ridurre il proprio impegno.
«Valuteremo se partecipare e con quali numeri», ha spiegato Giorgio Dell’Amico, coordinatore del progetto Mare Nostrum per la Onlus. L’acronimo indica una “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” e l’aspetto economico è centrale nella vicenda. Alla cooperativa spetta il compito di erogare due tipi di contributi: un pocket money per le spese e un food money per il cibo. «Teoricamente Caleidos dovrebbe erogare 75 euro al mese di pocket money e 160 euro al mese di food money - hanno riconosciuto Giulia e Manuela, due modenesi che hanno preso a cuore la vicenda, aiutando in prima persona gli ospiti - Nei fatti però questi soldi vengono erogati dalla Caleidos con mesi di ritardo. Alcuni ragazzi addirittura riferiscono di non stare ricevendo il pocket money da tre mesi e di avere addirittura diversi mesi alle spalle di food money che non sono stati pagati». Dell’Amico non ha negato le difficoltà, assicurando però che i problemi sono a monte. «Anticipiamo tutti i pagamenti - ha aggiunto il coordinatore - poi è ovvio che i costi sono diversi se si accolgono cinquanta persone oppure 1.100 in un sistema d’accoglienza, quando si ha già uno scoperto di nove mesi nel 2016 che non è ancora stato ammortizzato». I soldi, in realtà, dovrebbero giungere da Roma. Tuttavia, spesso il meccanismo s’inceppa con conseguenze gravi. «La settimana prossima erogheremo il pocket money di marzo - ha aggiunto il coordinatore - ma i ritardi più importanti sono nel vitto e confidiamo di dare il vitto di febbraio. La Prefettura ha cambiato il sistema di controllo dei pagamenti, allungando i tempi di rendicontazione. L’ultima fattura della Prefettura è di dicembre. Da gennaio a maggio stiamo mettendo nostre risorse». Risorse che nel bilancio rischiano di pesare parecchio. «Ci sono circa novecento persone che devono mangiare», ha ricordato Dell’Amico. Moltiplicando per quaranta, ovvero il numero di euro erogati dalla cooperativa al mese del proprio budget nei mesi in cui non arriva il food money, si ottiene la cifra di 36mila euro al mese. «Il meccanismo non sta in piedi», ha recriminato il coordinatore. Dell’Amico ha precisato che tali cifre non saranno chieste indietro quando le tante agognate risorse arriveranno. «Sono tutti soldi che anticipiamo e non detraiamo dai contributi - ha analizzato il coordinatore - per cui paghiamo più di quanto dovremmo». Giulia e Manuela si sono fatte portavoce delle critiche di alcuni migranti per cui la cooperativa «ci costringe a fare la spesa presso i negozi cinesi, favorendo così il business della Cina, che sta colonizzando». La risposta di Dell’Amico è puntuale: «Il negozio da cui andiamo è l’unico che fa fattura e accetta al contempo un pagamento successivo perché non tutti fanno credito».
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