«Ecco perché diciamo no al matrimonio con Lama»
Il Comitato contro la fusione : «Meglio un’alleanza che raggruppi il Cimone» «Non c’è mai stata condivisione di servizi». «Solo 3 consiglieri non contano nulla»
MONTECRETO. Non solo l'ex sindaco Maurizio Cadegiani. Esce allo scoperto il Comitato che dice no alla fusione con Lama Mocogno, dando voce ai “semplici” cittadini e alle loro ragioni. «Ho aderito al Comitato perché voglio che i nostri figli abbiano il miglior futuro possibile - dice Nicoletta Boldrini - io penso che il rilancio dei nostri Comuni debba passare da ciò che più ci identifica, il Cimone, anche per evitare la totale perdita d’identità delle generazioni presenti e future». Per Cristina Monterastelli l’adesione al Comitato «ha dato a tutti noi la possibilità di fare un passo avanti, innestando la dialettica necessaria su un argomento fondamentale quale la fusione, che influirà tanto sui giovani quanto sulla popolazione anziana, oggi e domani». «Lo studio di fattibilità doveva essere redatto con più scelte - nota Claudio Tintorri - per consentire ai cittadini, ma soprattutto agli amministratori, di procedere con l’opzione migliore». Motivazioni tecniche invece per Erika Vangelisti: «Mi sembra ancor più illogico pensare a una fusione tra Montecreto e Lama dopo aver letto uno studio basato solo su sterili numeri. Per fondersi servono congruenze territoriali e soprattutto una visione sul dopo: gli amministratori in Consiglio non hanno detto nulla a supporto di questa scelta». «Il Comitato è scevro da ogni condizionamento politico - rimarca Nicola Mauriello - lo dimostra il fatto che questa associazione di cittadini ha innestato un'ampia discussione interna a un tessuto sociale fortemente radicato e identificato nel Municipio, simbolo della comunità». Per Roberto Bonucchi «è un grave errore proporre un così importante provvedimento a fine mandato da parte delle amministrazioni, perché manca il tempo necessario a far sperimentare ai cittadini i servizi che verranno. Parlando con la gente sento dire che se questa scelta fosse stata manifestata nel programma elettorale del 2014, l’attuale maggioranza sarebbe finita all'opposizione». «Quale garanzia di rappresentatività sul territorio otterrà il nostro Comune dopo la fusione?» si domanda Massimiliano Beneventi. «Come posso sostenere questa scelta se non vi saranno più di 3 consiglieri su 12 di Montecreto, rendendo evidente lo squilibrio delle forze in campo? Una fusione può essere presa in considerazione solo con un minimo di tre Comuni e appartenenti al comprensorio del Cimone». «Leggendo con attenzione lo studio sulla fusione - nota Walter Mucci - emerge chiaramente come un piccolo Comune quale Montecreto, se amministrato bene e con disciplina, possa avere le stesse entrate extratributarie di Lama. Un intervento effettuato anni fa consente oggi di ottenere in termini assoluti gli stessi introiti». «Mi sembra frettoloso e avventato il processo in un momento in cui è in discussione un nuovo governo che si occuperà di rifinanziamento ai Comuni da troppo tempo oggetto di tagli» dice Silvia Lusignoli. «La mancanza di argomentazioni forti a supporto di questa fusione porta l’amministrazione di Montecreto ad attacchi mediatici per lo più personali - commenta Cadegiani - mentre il Comitato ragiona e vuol ragionare sul merito della questione. A partire da una domanda spontanea: perché si deve affrontare una fusione tra due enti che mai hanno condiviso servizi, costringendo di fatto i cittadini a un salto nel vuoto?».
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