Gazzetta di Modena

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«Giunta scarica, sinistra ko Il futuro è dei comitati»

di Luca Gardinale
«Giunta scarica, sinistra ko Il futuro è dei comitati»

La segretaria di Sinistra italiana Alessandra Di Bartolomeo: «Vaciglio? Trattiamo  con i proprietari e salviamo il terreno. Il saldo zero di Muzzarelli è assurdo»

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Da Vaciglio alle amministrative 2019, passando per la Bretella e la situazione della sinistra dopo il 4 marzo. A un anno dal voto, ad affrontare i principali temi politici è Alessandra Di Bartolomeo, segretaria provinciale di Sinistra Italiana.

Di Bartolomeo, partiamo dalle amministrative: cosa farete tra un anno?

«Come partito stiamo riflettendo da molto sulla città, sui suoi problemi e su come è governata attualmente. Il punto non è cosa vuole fare Sinistra italiana in astratto, ma di cosa ha realmente bisogno questa città, di che tipo di governo ha bisogno e come realizzarlo. Penso che il 4 marzo abbia insegnato qualcosa a tutti, soprattutto ai partiti della sinistra. Io vedo nella mia città una forte voglia di cambiamento e di partecipazione che non può essere delegata ai parti tradizionali. In questo quadro, la giunta Muzzarelli arriva al traguardo con le pile scariche e un lascito di insoddisfazione molto diffuso in città. Bisogna quindi che i partiti si mettano a servizio delle energie che ci sono in città, dando protagonismo a comitati, movimenti, associazioni e singoli che vogliano mettere le loro intelligenze e competenze a servizio di un progetto di reale cambiamento e alternativa».

Pensa ad una lista civica?

«Se lo pensasse solo Sinistra italiana… non sarebbe una lista civica: non ha senso oggi parlare del contenitore, la cosa importante è concentrarsi sui contenuti su cui lavorare per la città e sul metodo. Occorre uno spazio politico non “proprietario”, in cui uno vale uno realmente, che riesca a essere espansivo nei confronti della città e che costruisca una visione innovativa e lungimirante della Modena che meritiamo. Poi verrà il momento del contenitore e di come ci possano stare i partiti».

Ha in mente un progetto?

«Innanzitutto, per capire bene quali sono le esigenze della città, ci vorrebbe una prima fase di inchiesta che si può realizzare ad esempio con delle interviste partecipate in vari quartieri della città e con tavoli programmatici aperti su vari temi: urbanistica, scuola, trasporto pubblico, cultura, welfare. Iniziare quindi un lavoro di assemblee pubbliche, costruire il programma e solo dopo decidere i candidati con consultazioni».

E questo progetto con chi lo vorreste portare avanti?

«Con chi è disposto a cedere un pezzo della propria sovranità, partiti, associazioni o singoli, per mettersi a servizio di un progetto più grande. Di certo, l’ultima cosa di cui il Paese ha bisogno, e anche Modena, è una lista dei superstiti della sinistra storica. Per rendere invece un servizio serio alla città occorre ammettere la propria insufficienza a rappresentare la maggioranza dei cittadini e costruire insieme a tutte le forze con cui si ha un’idea simile della città l’alternativa di cui Modena ha veramente bisogno».

Passando ai temi che fanno discutere la città, cosa pensa dei 550 alloggi di Vaciglio?

«Ci sono circa 17mila alloggi vuoti in città, o perché fisicamente degradati, o perché inadeguati dal punto di vista energetico, o perché tenuti appositamente inutilizzati. Poco meno della metà, settemila circa, sono in vendita, spesso a prezzi stracciati. Inoltre ci sono molte centinaia di alloggi al rustico, non finiti (come per la Manifattura) che non trovano acquirenti e che stanno mettendo in ginocchio economicamente i costruttori. E allora, perché mai dovremmo consumare nuovo suolo? Se ci sono diritti acquisiti su quei terreni, come a Vaciglio, cerchiamo di trattare con le proprietà, spesso cooperative che hanno altri immobili da vendere e da valorizzare. Non è impossibile uscirne senza danni eccessivi: uno dei proprietari del terreno di Vaciglio, ad esempio, è anche proprietario del cosiddetto “rotore” di via Canaletto, oggi un enorme rudere residenziale mai utilizzato ed abbandonato al grezzo. E allora trattiamo, acquisiamo quel rudere con i finanziamenti del Progetto Periferie e trattiamo Vaciglio. Salviamo 23 ettari di terreno vergine: noi siamo per il saldo zero».

Ma anche la giunta Muzzarelli è per il saldo zero…

«Il sindaco lo ha scritto nel suo programma, ma non lo attua. Saldo zero significa che o non consumo nuovo terreno vergine, oppure quello che consumo lo recupero rinaturalizzando terreno già urbanizzato in passato. E invece Muzzarelli lo interpreta con una strana logica, solo modenese: per lui il “saldo zero” si può ottenere anche espandendo la città su terreno vergine, ma attuando risparmi sulle espansioni previste. Cioè, se ho previsto di occupare cento ettari di terreno vergine, ne occupo solo cinquanta. È assurdo, solo qua succede».

Qualcuno dirà che siete contro l’edilizia sociale…

«Non scherziamo: l’housing sociale è fondamentale, ma si può però fare ovunque, non solo sui terreni vergini. Il Comune convochi i sindacati, le associazioni degli inquilini, gli artigiani, le imprese edili e concordi un grande Piano casa che preveda investimenti pubblici e privati per risanare intere aree urbane che soffrono di degrado edilizio e sociale. Muzzarelli faccia una cosa di sinistra, ambientalmente compatibile a allora potremo collaborare. Ora, invece, continua a parlare della Modena-Sassuolo, un’opera inutile, senza senso, e disastrosa sul piano ambientale. Allunghiamo l’Autobrennero solo fino al nuovo scalo merci, isolato e senza collegamenti con le autostrade».

A proposito di Marzaglia, c’è la questione autodromo…

«Il raddoppio sarebbe uno sfregio ambientale: quando il sindaco ne ha parlato, abbiamo pensato a un errore interpretativo, ma ora abbiamo visto il progetto predisposto dallo stesso manager dell’autodromo. A questo punto, ci piacerebbe sapere cosa ne pensa l’assessore all’Ambiente Filippi…».



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